martedì 31 gennaio 2017
sabato 21 gennaio 2017
Lasciare e amare
«Lasciò Nazaret» è
detto in apertura del Vangelo di questa domenica (cf. Mt 4,12-17). Anche per
Gesù, come per ogni uomo, è venuto il momento di staccarsi dal grembo materno
per avventurarsi nel mondo. Il giorno in
cui Gesù chiuse quell’uscio, qualcosa si spezzò dentro di lui e dentro il cuore
di Maria. Non si può sapere quale dolore fu più grande: se quello di lei, che
vide la luce dei suoi occhi sottrarsi al suo sguardo, oppure se quello di lui,
che si sentì strappato dal suo caldo abbraccio. Momenti cruciali e nello stesso
tempo necessari al nostro passo di viandanti, per essere fedeli a una chiamata
che ci precede e che ci spinge avanti, verso nuovi orizzonti.
Quello che è certo è
che l’amore profondo con cui Maria e Gesù si lasciarono era tanto radicato nell’eternità
da costituire come una realtà potente che sorreggeva ognuno di loro dall’interno.
«L’amore di Cristo ci possiede», dirà un giorno non lontano Paolo. È questa l’esperienza
della fede. Non teorie, non parole, non buoni sentimenti soltanto, ma la
percezione più certa di ogni certezza di vivere appoggiati su di lui. Questo
amore ha dato a Gesù la forza di porre la sua nuova residenza a Cafarnao. Un caso? Solo perché lì viveva
Pietro? No.
Matteo ci dice che c’era
un piano divino da sempre scritto nel cuore di Dio. Un piano di salvezza per
noi, immersi nel buio dei peccati e della non conoscenza di Dio. Quella luce
che era previsto un giorno ci raggiungesse, ora era lì, dov’era previsto che
fosse. Il tempo è superiore allo spazio, ci ha ricordato papa Francesco. Il
tempo è superiore perché la nostra salvezza è un processo, non è un possesso.
Non ci salviamo, non realizziamo interamente la volontà di Dio nella nostra
vita in un solo momento, ma dentro un percorso che termina col nostro ultimo
respiro. Pagine da scrivere sul quel foglio speciale che è la storia, dove
nulla è già determinato, e tutto può
cambiare, anzi deve cambiare, se è vero che le prime parole di Gesù sono: “Convertitevi,
cioè trasformatevi e iniziate a credere alle mie parole di vita”.
Maria, ci affidiamo a
te, contemplandoti in quel giorno duro e
nello stesso tempo pieno di grazia in cui hai dovuto lasciare andare il tuo
Gesù, e ti chiediamo di darci la tua stessa serena fiducia, quell’abbandono profumato di dolce rassegnazione
che non è sconfitta ma resa davanti a un progetto tanto bello e grande quanto
esigente. Desideriamo fare l’esperienza della trasformazione del cuore, perché è
per noi un’esigenza insopprimibile diventare sempre più umani, sempre più
simili a te.
sabato 14 gennaio 2017
Santo desiderio
«Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a
battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e
rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo"» (cf. Gv
1,29-34). Stupenda questa constatazione del Battista, che spiega la sua scelta
coraggiosa. Pur non avendo a lungo conosciuto Gesù, pur non avendo avuto garanzie
visibili della sua persona, pur non avendolo potuto toccare e vedere per molti
anni, tuttavia lo aveva servito, si era giocato totalmente per lui, non a parole,
ma coi fatti. Qualcuno però gli aveva detto che un giorno avrebbe incontrato il
Messia, ricevendo anche un segno e cioè la possibilità di cogliere l’azione
dello Spirito Santo su di lui. Questo Qualcuno era Dio. Ci affascina l’umiltà
del Battista nell’accogliere la volontà di Dio senza pretese di ulteriori chiarimenti.
Dio ha detto questo, io lo faccio, ho fiducia. Dovrò metterci tutto quello che
ho, ridimensionare continuamente le mie attese, lasciarmi interpellare da un
progetto che non sono io a decidere, ma io mi fido.
Nel nostro cuore scende un
brivido. Sì, è così che funziona quando mettiamo la nostra vita nelle sue mani.
Abramo ne seppe qualcosa, e con lui tanti uomini e donne di fede, fino a Maria.
Lei pure ha servito un progetto di cui le sfuggivano i contorni. Un po’ come
accade a noi, che intuiamo, sentiamo, e siamo anche confermati, dalla vita,
dalla Parola, ma capiamo anche molto bene che non possediamo il quadro pieno e
che anzi più andiamo avanti più diventa arduo contenere il tutto dentro un
disegno plausibile. Maria ha imparato sulla sua pelle quanto sia difficile
stare nella testa di Dio, afferrare i suoi pensieri. Lui ci dice di sé l’essenziale,
ma le modalità attraverso cui vorrò condurci ci sono estranee, finché non le
percorriamo. E allora è un po’ tardi. Ma solo per noi. Per lui è il momento
favorevole da gustare in pienezza, perché è il giorno in cui dopo anni e anni
di incertezza si delinea un disegno più chiaro.
Maria perciò ci aiuta a
diventare saggi. Ce ne dà la forza col suo amore di madre. Saggi di quella
sapienza che ha guidato anche il cuore di Giovanni Battista. Lui che solo poco
prima di morire ha potuto contemplare il volto di Gesù. Tutta la sua esistenza
era stata un santo desiderio. La sua guida era stata la fiamma interiore che lo
Spirito aveva acceso. Quella Parola depositata direttamente dal cielo a cui con
umiltà si affidò, preferendo spendersi per un ideale piuttosto che vivacchiare
per i suoi bisogni. Chi glielo ha fatto fare?, ci verrebbe da dire. Ma la
risposta la intuiamo subito. Quando trovi il tutto non appartieni già più a te
stesso. Puoi cominciare a dimenticarti, a diminuire, a diventare piccolo, e
così forse avrai messo la prima pietra del lungo processo di espropriazione che
ti farà libero e libero davvero.
sabato 7 gennaio 2017
Battesimo di amore
È
la speranza a farla da protagonista nel Vangelo del Battesimo di nostro Signore
Gesù di questa domenica (Mt 3, 13-17). Da una parte c’è un’umanità segnata dal
peccato, appesantita dai suoi fallimenti, triste e scoraggiata nel suo
orizzonte limitato e fragile. Dall’altra una voce dal cielo che parla un altro
linguaggio, quello dell’amore che ci strappa dalla solitudine e ridona senso e pienezza
al nostro vivere. Come fanno a incontrarsi queste due dimensioni? Queste due
vite, queste due persone, in fin dei conti ciascuno di noi col carico del suo
vissuto e Dio?
La risposta sta nella persona di Gesù, nel suo scendere in
quelle acque e farsi uno di noi. In particolare, facendosi battezzare, Gesù partecipa
alla nostra fatica di cambiare vita, entra dentro quel faticoso processo di
cambiamento che ognuno di noi nella vita deve attraversare per risalire dal
buio dei suoi mali alla luce della vita.
Questa profonda esigenza che abbiamo
di essere liberati dalle strettoie dei nostri orizzonti rappresenta uno dei motivi
principali per cui ci affidiamo a Maria. Non solo una volta, ma ogni giorno. È Maria
che in quanto madre del Dio-Uomo può indicarci e suggerirci quegli atteggiamenti
del cuore che ci aprono al cambiamento. Per alcuni si tratta di un vero e proprio
esodo da grandi forme di schiavitù a un graduale ingresso in una vita
riconciliata, per altri i percorsi sono meno forti, ma per tutti certamente si
delinea un itinerario di uscita che ha come sbocco la libertà. Come ogni
pellegrinaggio che si rispetti, ogni vita ha le sue tappe, i suoi ostacoli, le
sue cadute, le sospensioni.
Per questo Gesù ci ha messo accanto Maria, perché
potessimo anche contare sul suo accompagnamento. E Maria oggi ci guida alla
comprensione piena di questa pagina di Vangelo. Ci fa entrare senza paura nella
nostra umanità e ci chiede di farci qualche domanda: se vogliamo che Gesù
scenda nelle nostre piaghe purulente e le guarisca, oppure se vogliamo
impedirglielo come il Battista, che non sa come gestire quel gesto di Gesù, provocatorio
e audace, di immergersi nella sua stessa acqua. Maria ha portato Gesù nella sua
carne, lei ci chiede oggi di guardare a occhi aperti, senza schermi difensivi,
il volto di Gesù che osserva proprio ciascuno di noi, non per giudicarci, ma
per farsi accogliere in tutte le dimensioni del nostro essere, specialmente
quelle più povere e bisognose di tenerezza.
venerdì 23 dicembre 2016
Buon Natale!
«Mentre
si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla
luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia»
(cf. Lc 2,1-14). Notte santa di Natale, in cui siamo salvati dalle
tenebre e avvolti ormai da una luce intramontabile che ci custodisce per la vita
eterna. Il nostro Salvatore è il bimbo che Maria stringe tra le braccia, che
riscalda col suo amore e le sue premure, trasformando, come ha detto il Papa «una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune
povere fasce e una montagna di tenerezza». Maria ci appare in una luce particolare,
forte e soave nello stesso tempo.
Anche Elisabetta era
stata protagonista delle sue scelte. Quando i parenti volevano imporre al
bambino un altro nome, lei non li ascoltò, pur essendo solo una donna,
impotente dunque a far valere le sue ragioni. Ma i tempi erano ormai cambiati e
già in lei e nel Battista se ne intravvedevano i segni. Ma è Maria che inaugura
la nuova umanità in Cristo. Una umanità che è fragile quanto vogliamo, anche
peccatrice, ma che da questa debolezza può tirare fuori cammini di santità.
Aspettiamo questo
Natale! Natale arriva ora per ognuno di noi con tutta la forza della sua
potenza divina. Il mondo può impazzire nel male, gli uomini di buona volontà si
possono sentire impotenti, come già a suo tempo i piccoli di Israele, le difficoltà
possono abbattersi nella storia e nelle vicende personali e familiari di ogni
persona, ma niente può impedire alla luce di essere luce per chi l’accoglie.
Maria, tu che hai
accolto Gesù, nostro Signore, facendo quello che ogni mamma fa, tu che però sei
anche nello stesso tempo più di qualunque mamma, perché il tuo cuore colmo di
tenerezza hai amato non solo l’umanità del tuo bambino ma anche la nostra
umanità, tienici sotto il tuo manto materno e dacci il tuo sguardo, il tuo
carattere, la tua fiducia nel bene e la tua stessa forza nel compierlo, fino
alla fine, nel più totale abbandono. Buon Natale a tutti!
sabato 17 dicembre 2016
Non temere di prendere Maria
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere
con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo
Spirito Santo» (Mt
1,18-24). Quello che pensi, non è quello che pensa Dio. In questa quarta
domenica di Avvento, mentre sentiamo più vicina la venuta di Gesù, siamo
toccati da una parola che scava in profondità e ci mette davanti alle nostre
resistenze, perché le guardiamo e le riconosciamo. E poi facciamo il gesto
interiore di offrirle a Dio perché le dissolva, liberandoci. Maria, l’Immacolata,
lei non ha fatto esperienza di resistere a Dio. Questa sua statura spirituale l’ha
resa nostra madre, oltre che madre del Signore.
Ed è a lei che veniamo affidati
anche noi da Dio quando ci dice di non aver paura di metterci totalmente sotto la
sua protezione, perché di lei possiamo fidarci al cento per cento. Come di Dio.
Giuseppe
siamo noi quando siamo incerti e invece di romperci la testa per escogitare
delle soluzioni, ci lasciamo raggiungere da una voce altra, che non è la
nostra. Invece può accadere che, intenti nel lavoro o nelle faccende legate
alla gestione della famiglia e della vita, diamo più peso all’aspetto
razionale, al pensiero e al ragionamento, correndo il rischio di usare gli
stessi criteri con Dio. Rischiamo ogni istante di sbilanciarci verso il ragionamento.
Maria, che ci parla nella sua fede pura e salda, del coraggio di credere col
cuore, ci aiuta ad assumere un atteggiamento differente. A staccare la spina dal puro pensiero, per respirare coi polmoni del
cuore. La fede è come la poesia, è come la musica, è come il profumo…
sprigiona tutta la sua forza anche conoscitiva quando apriamo la bocca al canto
e quando spargiamo profumi al vento. È un modo di conoscere per connaturalità,
direbbe san Tommaso, cioè per una affinità interiore, una familiarità che è già
da sola prova di quello che non si vede. Che meravigliosa apertura del cuore
sentiamo oggi nell’ascoltare ancora Dio che ci ripete: «non temere di prendere
con te Maria». Non avere paura di giocarti la vita puntando tutto sul
linguaggio del tuo cuore. In questo centro misterioso in cui tu in verità risiedi,
con la tua unicità, proprio qui puoi fare la differenza.
E se come Giuseppe
avremo il desiderio di lasciarci affascinare da questo invito, sarà Maria
stessa, come ci ricorda san Massimiliano Kolbe, a suggerirci i passi
successivi. Lei che potentemente intercede per noi un cumulo immenso di grazie,
la maggior parte delle quali purtroppo cadono nel vuoto perché non c’è chi se
ne faccia carico. Forse allora il miglior modo per mettere in pratica questo
invito divino di oggi è quello di pregare, intessendo un dialogo sincero con
Maria e chiedendo a lei di essere introdotti nella fede salda che è capace di
spostare le montagne. Il cuore ha questo potere, tutto da scoprire.
sabato 3 dicembre 2016
Preparare l'attenzione
In
questa seconda domenica di Avvento l’accento della Parola è posto sulle
condizioni necessarie per incontrare il Signore. Quali sono? A cosa si
riferisce Giovanni Battista quando invita a preparare la strada? Per avere la
risposta possiamo guardare a chi il Signore lo ha accolto senza resistenze né
ritardi. In questo modo possiamo cercare di capire in quale modo prepararci
anche noi. La persona a cui guardiamo è Maria.
Maria
ha portato nel suo grembo Dio, ha fatto spazio alla sua vita e alla sua presenza,
mettendo da parte tutto quello che la vita fino a quel momento per alcuni
aspetti le stava proponendo. Questa prontezza non è casuale, non nasce all’improvviso,
tanto per fare qualcosa di diverso. È il risultato di un atteggiamento di profondo
ascolto e attenzione attraverso cui è riuscita a cogliere il passaggio di Dio e
a rispondere. Il suo essere Immacolata si vede proprio nel fatto che non si è lasciata
distogliere dal pensiero di Dio e non ha permesso a influssi e a sentimenti di
offuscare il suo ascolto.
Il
segno della nostra fragilità infatti sta proprio nella debolezza della nostra attenzione.
Catturati dalla nostalgia di Dio e da tutto ciò che rimanda a Lui e alla sua
bellezza, che rimanda cioè all’amore vero, veniamo facilmente agganciati da
stimoli esterni, situazioni della vita e pensieri di vario genere che hanno
talvolta tanta impressione sui nostri sensi esterni, da prendere il
sopravvento. Ecco allora che l’affidamento che facciamo di noi stessi a Maria,
nostra madre e maestra, ci salva dalla distrazione e ci permette di farci
riacciuffare dallo Spirito Santo, dai suoi pensieri di pace e dalle sue
immagini di bellezza.
Questa
è la preparazione che Gesù ci chiede in questa domenica, prendere nuovamente
coscienza che abbiamo una lotta da combattere, quella contro il male, e che il male
non è per la maggior parte di noi il grande peccato, quanto il lasciarci
strappare dalla contemplazione di Dio. Non dobbiamo vivere in una cella di
monastero per contemplare Dio. Il semplice gesto di prendersi dei minuti per
leggere il Vangelo del giorno e dialogare con Gesù è già contemplazione, come
lo è l’occuparsi del lavoro e dei doveri quotidiani. Dentro l’azione infatti
portiamo tutti noi stessi e quindi se siamo uniti a Dio agiremo con amore e con
quella forza senza uguali di cui parla il Papa, che dà vita a ogni cosa perché
è lo Spirito di Cristo Risorto che agisce in chi lo accoglie.
Non
ci sentiamo soli in questa preparazione di Avvento, perché Maria si fa vicina a
ciascuno di noi e ci insegna questo segreto fondamentale della vita, che è l’attenzione
alla presenza di Dio e la gioia di ritrovarci protagonisti di un progetto
meraviglioso, scritto nei cieli ma che misteriosamente non si compie senza l’apporto
di tutte le nostre forze facoltà.
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