sabato 15 ottobre 2022

Ti esaudirò al tempo opportuno

 


Questa domenica il vangelo ci fa entrare nel mistero della preghiera, relazione personalissima tra ciascuno di noi e il Signore, in cui nulla è già scritto come in ogni relazione, ma tutto si crea nella misura in cui ci si coinvolge aprendo il cuore. Cosa racconta Gesù per farci comprendere l’importanza di mantenerci in relazione con lui? Racconta la storia della vedova importuna che va a bussare alla porta di un giudice senza scrupoli chiedendo giustizia e che, ad ogni tentativo fallito, ritorna più convinta che mai. Ci aspetteremmo che il giudice a un certo punto la faccia allontanare, liberandosi di lei. Ma Gesù ci sorprende dicendoci che quel giudice alla fine la esaudisce per sfinimento. Se così fa quel giudice, forse che Dio Padre non farà giustizia ai suoi figli oppressi da tante ingiustizie che gridano a lui giorno e notte?

Gesù risponde che farà giustizia prontamente. Questo avverbio è la chiave di volta. “Prontamente” tradotto dal greco significa al momento opportuno, non significa subito. Gesù ci sta confidando il segreto del suo cuore: sempre ci ascolta, e sempre ci esaudisce al momento opportuno, dentro un processo nel quale nel tempo ci siamo lasciati lavorare dalla vita. Abbiamo permesso a lui di camminarci accanto nelle giornate buie e in quelle luminose, abbiamo imparato che la sua fedeltà è invincibile, a prova di ogni nostra stanchezza, abbiamo infine lasciato che lui potesse operare e guidare la nostra barca.

Maria, a cui ci affidiamo e a cui guardiamo come a sorella nella fede, non ha mai smesso di cercare e di domandare, ma sempre, allo stesso tempo, non ha mai smesso di dare fiducia a Dio, ringraziando quando otteneva, e ringraziando ancora quando non otteneva. Maria ci insegna che occorre chiedere sempre, come la vedova importuna, e nello stesso tempo sempre lasciar parlare Dio, permettendogli di raccontarci anche una storia diversa, quella che desidera scrivere con noi.  

Dal vangelo di Luca  - 18,1-8
 
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

sabato 8 ottobre 2022

Dio guarisce mentre vivi

 


Ci sono personaggi dei vangeli che sembrano secondari, senza nome e che tuttavia hanno un messaggio di fede fortissimo da consegnarci. Ci parlano dritto al cuore e capiamo al volo quello che questa parola accolta e vissuta ha il potere di realizzare nelle nostre esistenze. Stiamo parlando dei dieci lebbrosi protagonisti del vangelo di questa domenica, testimoni di un miracolo di guarigione simile ai tanti altri operati da Gesù. Sono ammalati di una malattia gravissima, e al vedere Gesù implorano aiuto e pietà, ottenendo la salvezza. In questo miracolo c’è però qualcosa che colpisce. Gesù infatti non li guarisce all’istante, mentre è insieme a loro: gli dice di andare a presentarsi ai sacerdoti e strada facendo si ritrovano guariti. Questo significa che quando i lebbrosi partono, sono ancora lebbrosi. Eppure partono, obbedendo alla parola pronunciata da Gesù. Un po’ come i servitori di Cana, che mentre versano acqua nelle giare, la vedono trasformarsi in vino. Questi amici dei vangeli nella loro disarmante fiducia nell’impossibile, ci consegnano un messaggio enorme: Dio si rivela mentre viviamo, non prima o dopo, ma durante. È questo l’avverbio preferito dal Signore, lui che è il Dio della vita e ci vuole vivi, insieme a lui.

Dal vangelo di Luca 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


sabato 10 settembre 2022

Persi e ritrovati

 



“Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.

“Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

“Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Nella Bibbia la ripetizione di un concetto è segno che quella cosa ha un valore immenso, è importantissimo. In questo vangelo di oggi Gesù, nel raccontare alcune parabole, ripete per più volte il concetto del ritrovare ciò che si era perduto. Gesù ci apre una finestra sul cuore di Dio, profondamente commosso per le nostre miserie e sempre pronto a riabbracciarci. Nostro Padre fa festa quando ritrova un figlio che si era perduto, quando torna in vita chi era morto. Quante famiglie sono spaccate per motivi di soldi, di eredità, di avidità, o per non accettazione reciproca, quanto astio covato e quindi quanta morte coltivata nei cuori. L’aria si fa irrespirabile, le relazioni sono improntate alla durezza, alla critica, al giudizio. La vita muore, il bene non fiorisce. Non dobbiamo morire nel senso proprio del termine per essere morti, lo siamo già se restiamo lontani dal perdono, se ci ostiniamo a difendere le nostre ragioni e chiudiamo le orecchie al richiamo del Signore, che ci chiede solamente di aprirci alla misericordia. 

San Massimiliano Kolbe, che ha fatto dell’amore il criterio della vita, proprio per non lasciare all’odio nessuna possibilità di attecchire, ci offre un consiglio utile: «Chi cade in peccato deve forse disperare? No, mai e poi mai! Infatti ha una Madre che gli è stata data da Dio, una Madre che segue con cuore tenero ogni sua azione, ogni sua parola, ogni suo pensiero. Lei è soltanto Madre di misericordia, perciò si affretta ad accorrere, anche se non è invocata, dove si manifesta in modo più grave la miseria delle anime» (SK 1094). È l’invito fraterno a gettare uno sguardo verso Maria, per domandarle aiuto e consiglio. La fiducia si conquista a piccoli passi, e se iniziamo, siamo già a buon punto. Il resto lo farà lei.

 

sabato 20 agosto 2022

Far vincere l'amore

 


Combattete, lottate per entrare per la porta stretta che porta alla salvezza. Lottare, questa la traduzione più aderente all’originale verbo greco usato da Luca e che è stato tradotto con lo “sforzatevi”. Sforzarsi è un verbo verso cui non proviamo troppa simpatia: sforzarsi di fare le cose significa infatti vivere sempre in una tensione negativa che non ci fa mai tirare un respiro di sollievo, perché non riconosciamo i nostri limiti e i bisogni che abbiamo. E sappiamo che il Signore non ci chiede questo, non ha bisogno di persone che si sforzano per vivere. Combattere invece sì che lo capiamo: la lotta spirituale è necessaria per vivere e non limitarsi a sopravvivere. Se piove occorre usare qualche protezione: che sia all’ombrello o un impermeabile, occorre fronteggiare l’acqua.

Allo stesso modo a livello spirituale, per mantenerci nell’amore di Dio, per conservare sempre potente in noi l’eco della sua Parola, del suo vangelo, per restare uniti a lui, occorre che siamo svegli e riconosciamo i pensieri molesti che ci vorrebbero allontanare dalla fiducia in Dio. Lottare è perciò un far sì che Cristo vinca in noi. È lo Spirito che lavora perché noi lavoriamo con lui.

A santa Faustina Kowalska, Gesù apparendo un giorno disse: “Sappi, figlia mia, che l’ostacolo più grande alla santità è lo scoraggiamento e l’inquietudine ingiustificata, che ti toglie la possibilità di esercitarti nelle virtù”. Su questo punto anche san Massimiliano era ben preparato: nella sua vita non abbassò mai l’asticella del suo desiderio di amare, e capì che solo alimentando tale desiderio poteva vivere una vita davvero piena. Si trattava di scegliere la lotta spirituale, di fronteggiare a ogni passo il male, in qualunque maniera si fosse presentato. A volte il nostro nemico siamo noi stessi, quando accogliamo i pensieri di scoraggiamento, quando crediamo a chi ci ha trasmesso il messaggio che non valiamo, che non siamo capaci.

Chiediamo perciò la grazia in questa domenica di accogliere l’invito di Gesù a combattere con le armi della pazienza, dell’amore, del perdono, della fiducia nonostante tutto e della speranza contro ogni speranza. Già solo assumere questo stile di vita sarà la nostra vittoria contro ogni forma di male, che sia dentro o fuori di noi. San Massimiliano Kolbe ci incoraggia quando scrive: «Rafforziamo continuamente, ogni giorno, ogni istante, il nostro amore verso l’Immacolata e diamoci da fare perché anche gli altri la amino come noi e ancor più di noi» (SK 1213). Monica Reale

Vangelo di Luca (13,22-30)
 
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


sabato 13 agosto 2022

Un fuoco di bontà

 



Felice coincidenza questo 14 agosto in cui la festa di san Massimiliano Kolbe si intreccia con la domenica del Signore dove “casualmente” troviamo un vangelo che sembra proprio ritagliato su misura per Kolbe. Gesù infatti in questo vangelo fa una esclamazione inattesa e appassionata: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!». San Massimiliano, quasi sintonizzandosi con lui, in una nota pagina dei suoi Scritti invita a «suscitare questo amore verso l'Immacolata accendendolo nel proprio cuore, e comunicare tale fuoco a coloro che vivono accanto; infiammare con esso tutte, ed ognuna singolarmente, le anime che vivono ora e che vivranno in futuro e far divampare in modo sempre più intenso e senza restrizioni tale fiamma d'amore in se stessi e su tutta la terra: ecco il nostro scopo. Tutto il resto è soltanto mezzo». SK 1326. 

Da chi ha preso questa passione Kolbe se non dal Signore? Ma facciamo attenzione a non considerare questa esplosione di vita come una specie di trionfalismo. Tutti i successi cristiani si ottengono attraverso il dono di sé, attraverso la logica della croce. Chi di noi è riuscito a risolvere un qualche problema che tocca più in profondità l’essere delle persone e la sostanza delle situazioni contando solo sulle proprie forze? Nessuno che abbia un minimo di realismo alzerebbe la mano. Gli unici risultati degni di nota a questo livello vengono dalla preghiera. È solo la nostra offerta quotidiana, la preghiera assidua, la richiesta della grazia, l’affetto e la compassione per le miserie altrui a cambiare le cose. Perché tante volte la preghiera non sortisce effetto? Andiamo a fondo a questa questione. Tutto dipende dal nostro cuore. Dalla qualità della nostra compassione. 

Se in una famiglia c’è qualcuno che ha davvero convertito il suo cuore alla misericordia di Dio, allora in quella casa verrà amore, verrà il bene, si diffonderà tramite la paziente opera di questa persona che crede, infonde fiducia, tesse dialoghi e coltiva il bene. Questa compassione è la grazia da chiedere, perché la compassione ha una sua potenza che fa miracoli. E allora guardando Gesù e padre Kolbe anche a noi potrà capitare di provare qualche briciola di questa fiamma di carità, perché ormai il nostro cuore sarà così plasmato dalla vita e dall’umiltà da cominciare a sentire un po’ di quell’amore vero che Dio ha per tutti noi. Possiamo affidare a Maria questo desiderio, le chiediamo questo sguardo nuovo e questo cuore nuovo. Ciascuno può farne esperienza e la farà se sarà disposto a lasciarle un po’ di spazio e di amore.

Monica Reale

 

 

14 agosto 2022

Vangelo di Luca 12,49-53
In quel tempo Gesù disse: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

sabato 30 luglio 2022

Arricchirsi presso Dio




La vita non dipende da quello che possediamo. Cosa significano queste parole di Gesù dette in risposta a un uomo che lo aveva interpellato per questioni di soldi ed eredità? Gesù non presta il fianco a questa richiesta, perché non è venuto per risolverci i problemi che possiamo aggiustare noi con le nostre capacità. Gesù è venuto per salvarci da una vita senza senso e senza relazione d’amore con Dio. Inutile spendere la vita intera a cercare di accumulare denaro e riconoscimenti, quando la vita ha la sua essenza in qualcosa che materiale non è. La vita è altrove. E ne facciamo esperienza tutti. Siamo nella pace quando siamo in armonia di relazione con noi stessi, con il Signore, con la realtà tutta. Quella armonia si effonde in ciò che facciamo e dà un gusto buono ad ogni azione. Massimiliano Kolbe pensava che fosse necessaria solo una cosa: mettere amore in tutto quello che si fa. Il resto non conta. Amando ci arricchiamo presso Dio, ossia cominciamo a costruirci il paradiso fin da adesso. 
A che serve arricchirsi materialmente se abbiamo l’anima oppressa da una sorda solitudine? I mali dell’anima sono tremendi, sono dei veri tormenti, e vengono dalla lontananza da Dio, dal percepirsi orfani, chiusi in una bolla in cui manca l’ossigeno. Nella relazione con Dio invece siamo condotti fuori dai nostri limiti e resi capaci di aperture inaudite. Diventiamo persone di relazione, diventiamo capaci di vedere la presenza dello Spirito che ci ispira e ci guida, che anima le vicende e suscita
scelte. È una vita piena, abitata dall’amore, vissuta in relazione. Una vita con difficoltà come tutte le vite, ma felice. 
Ecco allora che l’uomo ricco che accumula per godersi le cose e non pensa ad altro che al ventre ci sembra l’immagine di tante persone che in fin dei conti sono tremendamente sole e forse le più bisognose di amore. 
Il nostro affidamento a Maria ci ha inserito dentro una dinamica di donazione, di apertura, di fraternità, di amicizia, e questa apertura ha orizzonti sempre nuovi, sempre più attraenti, perché l’amore è creativo, non si ripete. Gesù oggi ci affascina con la sua proposta di una vita piena di amore e di relazione. Viviamola appieno, noi che siamo affidati a Maria, e offriamo con generosità i frutti di questa scelta, che non sono parole, è pace del cuore che traspare e dona vita anche agli altri.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21
 
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

sabato 16 luglio 2022

Tra voi però non è così

 


Tra voi però non è così. Amo queste parole sobrie e forti di Gesù che fanno verità su due diversi modi di vedere i rapporti tra persone, uno che piace al Signore, e che possiamo considerare evangelico, l’altro che gli dispiace e che possiamo considerare non evangelico ma mondano. Il primo modo è sinodale, ossia impostato sulla convinzione che siamo tutti figli e fratelli tra noi e che abbiamo un solo Padre, Maestro e Guida, Gesù. È il modo che la Chiesa sta proponendo e che Gesù stesso attraverso il Papa e tutti noi credenti desidera per questo terzo millennio. È il sogno di percepirci e di viverci alla pari, integrando i differenti talenti e percorsi personali dentro un’armonia più grande, senza che ci sia un capo che in maniera diretta o indiretta si senta investito di un ruolo che nessuno gli ha dato. Nelle nostre comunità, nelle realtà che frequentiamo e in cui viviamo e lavoriamo troppo spesso il semplice ruolo di coordinamento è assunto in un modo tale che si vengono a creare delle sacche di potere e controllo laddove invece non è scritto da nessuna parte che coordinare e guidare un certo team significhi sentirsi e viversi come superiore. 

Tra voi però non è così. Viene in mente la libertà di san Massimiliano Kolbe, che pur in un’epoca in cui nella Chiesa vigeva il modello piramidale col superiore in cima, ha optato per uno sinodale. E lo ha fatto vivendo, cioè percependosi come pari degli altri. E questo messaggio gli altri lo hanno ricevuto e di conseguenza si sono sentiti liberi, hanno avvertito di potersi muovere in un ambiente familiare, sereno, aperto. Maria è stata il modello di Kolbe e lo è anche per noi, in lei vediamo una donna sinodale, che si percepiva insieme agli altri, a suo Figlio prima di tutto ma anche a tutti gli altri. Nel Cenacolo in attesa dello Spirito, emerge con intensità come Maria viva questa parola del Signore: “Tra voi però non sia così”, tra voi sia come tra fratelli e sorelle che cercano insieme il modo migliore per seguire il Signore. La volontà di Dio infatti non è scritta e solo da eseguire, è un tessuto da tessere insieme con l’apporto creativo di tutti. E per essere creativi dobbiamo poterci esprimere liberamente, non essere giudicanti ma accoglienti la diversità, valorizzando tutti. Sì, occorre molta apertura mentale e di cuore, e questo noi cerchiamo, chiediamo come grazia a Maria. Ce la otterrà certamente, perché il sogno di Gesù per questa generazione è che tra noi non sia così.

Monica Reale

 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45
 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Ti esaudirò al tempo opportuno