sabato 13 agosto 2022

Un fuoco di bontà

 



Felice coincidenza questo 14 agosto in cui la festa di san Massimiliano Kolbe si intreccia con la domenica del Signore dove “casualmente” troviamo un vangelo che sembra proprio ritagliato su misura per Kolbe. Gesù infatti in questo vangelo fa una esclamazione inattesa e appassionata: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!». San Massimiliano, quasi sintonizzandosi con lui, in una nota pagina dei suoi Scritti invita a «suscitare questo amore verso l'Immacolata accendendolo nel proprio cuore, e comunicare tale fuoco a coloro che vivono accanto; infiammare con esso tutte, ed ognuna singolarmente, le anime che vivono ora e che vivranno in futuro e far divampare in modo sempre più intenso e senza restrizioni tale fiamma d'amore in se stessi e su tutta la terra: ecco il nostro scopo. Tutto il resto è soltanto mezzo». SK 1326. 

Da chi ha preso questa passione Kolbe se non dal Signore? Ma facciamo attenzione a non considerare questa esplosione di vita come una specie di trionfalismo. Tutti i successi cristiani si ottengono attraverso il dono di sé, attraverso la logica della croce. Chi di noi è riuscito a risolvere un qualche problema che tocca più in profondità l’essere delle persone e la sostanza delle situazioni contando solo sulle proprie forze? Nessuno che abbia un minimo di realismo alzerebbe la mano. Gli unici risultati degni di nota a questo livello vengono dalla preghiera. È solo la nostra offerta quotidiana, la preghiera assidua, la richiesta della grazia, l’affetto e la compassione per le miserie altrui a cambiare le cose. Perché tante volte la preghiera non sortisce effetto? Andiamo a fondo a questa questione. Tutto dipende dal nostro cuore. Dalla qualità della nostra compassione. 

Se in una famiglia c’è qualcuno che ha davvero convertito il suo cuore alla misericordia di Dio, allora in quella casa verrà amore, verrà il bene, si diffonderà tramite la paziente opera di questa persona che crede, infonde fiducia, tesse dialoghi e coltiva il bene. Questa compassione è la grazia da chiedere, perché la compassione ha una sua potenza che fa miracoli. E allora guardando Gesù e padre Kolbe anche a noi potrà capitare di provare qualche briciola di questa fiamma di carità, perché ormai il nostro cuore sarà così plasmato dalla vita e dall’umiltà da cominciare a sentire un po’ di quell’amore vero che Dio ha per tutti noi. Possiamo affidare a Maria questo desiderio, le chiediamo questo sguardo nuovo e questo cuore nuovo. Ciascuno può farne esperienza e la farà se sarà disposto a lasciarle un po’ di spazio e di amore.

Monica Reale

 

 

14 agosto 2022

Vangelo di Luca 12,49-53
In quel tempo Gesù disse: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

sabato 30 luglio 2022

Arricchirsi presso Dio




La vita non dipende da quello che possediamo. Cosa significano queste parole di Gesù dette in risposta a un uomo che lo aveva interpellato per questioni di soldi ed eredità? Gesù non presta il fianco a questa richiesta, perché non è venuto per risolverci i problemi che possiamo aggiustare noi con le nostre capacità. Gesù è venuto per salvarci da una vita senza senso e senza relazione d’amore con Dio. Inutile spendere la vita intera a cercare di accumulare denaro e riconoscimenti, quando la vita ha la sua essenza in qualcosa che materiale non è. La vita è altrove. E ne facciamo esperienza tutti. Siamo nella pace quando siamo in armonia di relazione con noi stessi, con il Signore, con la realtà tutta. Quella armonia si effonde in ciò che facciamo e dà un gusto buono ad ogni azione. Massimiliano Kolbe pensava che fosse necessaria solo una cosa: mettere amore in tutto quello che si fa. Il resto non conta. Amando ci arricchiamo presso Dio, ossia cominciamo a costruirci il paradiso fin da adesso. 
A che serve arricchirsi materialmente se abbiamo l’anima oppressa da una sorda solitudine? I mali dell’anima sono tremendi, sono dei veri tormenti, e vengono dalla lontananza da Dio, dal percepirsi orfani, chiusi in una bolla in cui manca l’ossigeno. Nella relazione con Dio invece siamo condotti fuori dai nostri limiti e resi capaci di aperture inaudite. Diventiamo persone di relazione, diventiamo capaci di vedere la presenza dello Spirito che ci ispira e ci guida, che anima le vicende e suscita
scelte. È una vita piena, abitata dall’amore, vissuta in relazione. Una vita con difficoltà come tutte le vite, ma felice. 
Ecco allora che l’uomo ricco che accumula per godersi le cose e non pensa ad altro che al ventre ci sembra l’immagine di tante persone che in fin dei conti sono tremendamente sole e forse le più bisognose di amore. 
Il nostro affidamento a Maria ci ha inserito dentro una dinamica di donazione, di apertura, di fraternità, di amicizia, e questa apertura ha orizzonti sempre nuovi, sempre più attraenti, perché l’amore è creativo, non si ripete. Gesù oggi ci affascina con la sua proposta di una vita piena di amore e di relazione. Viviamola appieno, noi che siamo affidati a Maria, e offriamo con generosità i frutti di questa scelta, che non sono parole, è pace del cuore che traspare e dona vita anche agli altri.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21
 
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

sabato 16 luglio 2022

Tra voi però non è così

 


Tra voi però non è così. Amo queste parole sobrie e forti di Gesù che fanno verità su due diversi modi di vedere i rapporti tra persone, uno che piace al Signore, e che possiamo considerare evangelico, l’altro che gli dispiace e che possiamo considerare non evangelico ma mondano. Il primo modo è sinodale, ossia impostato sulla convinzione che siamo tutti figli e fratelli tra noi e che abbiamo un solo Padre, Maestro e Guida, Gesù. È il modo che la Chiesa sta proponendo e che Gesù stesso attraverso il Papa e tutti noi credenti desidera per questo terzo millennio. È il sogno di percepirci e di viverci alla pari, integrando i differenti talenti e percorsi personali dentro un’armonia più grande, senza che ci sia un capo che in maniera diretta o indiretta si senta investito di un ruolo che nessuno gli ha dato. Nelle nostre comunità, nelle realtà che frequentiamo e in cui viviamo e lavoriamo troppo spesso il semplice ruolo di coordinamento è assunto in un modo tale che si vengono a creare delle sacche di potere e controllo laddove invece non è scritto da nessuna parte che coordinare e guidare un certo team significhi sentirsi e viversi come superiore. 

Tra voi però non è così. Viene in mente la libertà di san Massimiliano Kolbe, che pur in un’epoca in cui nella Chiesa vigeva il modello piramidale col superiore in cima, ha optato per uno sinodale. E lo ha fatto vivendo, cioè percependosi come pari degli altri. E questo messaggio gli altri lo hanno ricevuto e di conseguenza si sono sentiti liberi, hanno avvertito di potersi muovere in un ambiente familiare, sereno, aperto. Maria è stata il modello di Kolbe e lo è anche per noi, in lei vediamo una donna sinodale, che si percepiva insieme agli altri, a suo Figlio prima di tutto ma anche a tutti gli altri. Nel Cenacolo in attesa dello Spirito, emerge con intensità come Maria viva questa parola del Signore: “Tra voi però non sia così”, tra voi sia come tra fratelli e sorelle che cercano insieme il modo migliore per seguire il Signore. La volontà di Dio infatti non è scritta e solo da eseguire, è un tessuto da tessere insieme con l’apporto creativo di tutti. E per essere creativi dobbiamo poterci esprimere liberamente, non essere giudicanti ma accoglienti la diversità, valorizzando tutti. Sì, occorre molta apertura mentale e di cuore, e questo noi cerchiamo, chiediamo come grazia a Maria. Ce la otterrà certamente, perché il sogno di Gesù per questa generazione è che tra noi non sia così.

Monica Reale

 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45
 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

sabato 9 luglio 2022

Lasciati curare da Dio

 


 

Il vangelo di questa domenica è una Parola che Gesù ci offre con estrema chiarezza. Alla domanda: come salvarsi? Come entrare nella vita? Gesù risponde con un racconto simbolico. C’è un uomo mezzo morto destinato a morire del tutto, abbandonato al suo dolore sul ciglio della strada. L’indifferenza di alcuni che passano infatti conferma questa ipotesi. Ma una persona sceglie di fare in modo diverso, il famoso samaritano. “Passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino”. Poiché Gesù invita a comportarsi così per poter essere nella vita, noi pensiamo subito di dedicarci a questa cura della persona in particolare dei più fragili. Occorre però prima focalizzarci sul fatto che i feriti e sofferenti siamo tutti noi. Esposti alla vita, con le nostre sole forze non possiamo difenderci e finiamo feriti ai bordi delle tante strade esistenziali in cui possiamo trovarci: solitudini, separazioni, malattie, depressioni, mancanza di lavoro, lutti, peccati e ribellioni. Siamo noi quei poveri acciaccati che abbiamo bisogno di compassione. E qui c’è la gioia del vangelo. Gesù si rende presente, si fa vicino in particolare quando siamo a terra. In quello stato di crisi siamo al limite tra la salvezza e la morte. Se ci lasciamo incontrare, fasciare, curare, prendere, possiamo salvarci e fare esperienza di Dio. Diversamente iniziamo il gioco dei ragionamenti, delle chiusure, delle giustificazioni. Troviamo ogni scusa per fare le vittime e chiudere gli occhi davanti agli occhi di Dio che ci cercano.

Affidarci a Maria penso sia un dono di Gesù proprio per ciascuno di noi, per la nostra umanità che è in bilico e se non ha una mano dall’alto non riesce a decidersi per la semplicità, preferendo le strade complicate del ripiegamento su di sé. In questo tempo della Chiesa e della storia Maria ci vuole semplicemente accompagnare ad aprire il cuore a Dio, per farne esperienza concreta. Una realtà possibilissima, per nulla ardua, non è una salita, non è una fatica impossibile. È fare surf sull’onda piena di energia che è Dio stesso. Ci vuole coraggio, ci vuole desiderio, ci vuole sicuramente la forza per staccarsi dalle abitudini di sempre, ma se si mettono i piedi su quella tavoletta e si parte finalmente, l’onda farà tutto il resto. Non per nulla padre Kolbe ci teneva a ripetersi “lasciati condurre e non voler tu condurre Dio”. Lo diceva a se stesso e lo consiglia anche a noi. La semplicità salverà il mondo. E se lo desideriamo, anche noi.                                                       

                                         M. R.                         

Dal Vangelo secondo Luca
 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

sabato 28 maggio 2022

Non sia turbato il vostro cuore

 



Nel vangelo di questa domenica Gesù ci prepara al dono dello Spirito Santo, il Paraclito, che significa dal greco “colui che è chiamato accanto come difensore”, infatti un altro nome dello Spirito Santo è Consolatore. E come ci prepara Gesù? Spiegandoci che la chiave per aprire il mistero o meglio per entrare nel mistero della vita divina è l’amore. Volergli bene, amarlo, prendere sul serio la sua Parola contenuta nei vangeli, cogliere le sue ispirazioni, significa fare l’esperienza del Dio vicino, che dimora in noi. Infatti noi non siamo solo mente-corpo, ma abbiamo un’anima creata direttamente dal Padre. Gesù perciò ci rassicura, perché anche se fisicamente non è più tra noi, lo è nello Spirito Santo. 
Lo Spirito Santo opera costantemente nel mondo e attira a sé chi si lascia attirare. Lui ci ha portati ad aprirci alla fede, Lui ci ha sostenuti e incoraggiati alla preghiera, Lui ci ha suggerito di affidarci a Maria e farci aiutare dalla sua grazia materna, Lui ci dà la pace vera, che è certezza interiore di essere uniti a Dio, e non consiste in assenza di difficoltà o turbolenze. 
“Non sia turbato il vostro cuore”, suggerisce Gesù a ciascuno di noi. L’inquietudine ingiustificata è la nostra compagna ordinaria di viaggio, e siamo noi a darle spazio lasciandoci trascinare dai venti dei nostri molteplici pensieri. 
Come fare per mantenerci in un equilibrio più sano? È Maria a suggerirci la strada: custodire nel cuore la relazione con Dio. Nel qui ed ora di ogni nostra circostanza quotidiana, uno sguardo gettato sul Signore, un atto di abbandono nello Spirito Consolatore, un tempo ritagliato per pregare il rosario e partecipare alla Messa, un perdono chiesto e ottenuto, qualunque gesto piccolo o grande che ci porti a orientarci a Gesù, sarà questo “volgersi verso” a diventare la strada maestra per l’unione costante con Dio dentro le dinamiche complesse in cui siamo inseriti.

22 maggio 2022

Giovanni 14,23-29

In quel tempo Gesù disse a Giuda, non l'Iscariota: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.


sabato 2 aprile 2022

Dio fa cose nuove

 



Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? È questo il messaggio di novità che il vangelo di questa domenica ci porta. Gesù è alle prese con una provocazione da parte di scribi e farisei. Gli portano una donna adultera e chiedono cosa ne pensa del fatto che secondo la legge va punita con la morte. La risposta di Gesù li smonta: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Gesù riporta l’attenzione su di loro. Tutte le volte che proiettiamo sull’esterno, sugli altri le nostre insoddisfazioni e frustrazioni, noi siamo ingiusti, perché invece di fare i conti coi nostri problemi, li spostiamo fuori di noi. Gli accusatori lasciano lì Gesù e la donna e si ritirano. Non sappiamo cosa hanno capito, ma per lo meno sentono di essere in errore. Sentono che quel movimento “contro” è una violenza che in verità si portano dentro e scagliano per primi contro se stessi.

Cosa scrive Gesù col suo dito divino? A noi piace pensare che scriva il suo nuovo messaggio di perdono e misericordia per tutti. Scrive la novità, questo germoglio che è l’opera nuova che Dio fa e di cui dobbiamo soltanto accorgerci.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Restano soli Gesù e la poveretta: e le parole che Gesù pronuncia la risollevano dalla polvere e le danno l’energia spiritale per ripartire, per ricominciare. Va’, le dice Gesù. La nostra verità è in questo “va’” pieno di compassione e di tenerezza, è in questa fiducia di Dio per noi, è in questo suo sguardo pieno di bontà paterna e materna in cui ci sentiamo finalmente a casa. La condanna di vivere che molte persone avvertono nella propria carne non è da Dio, viene dai messaggi che gli sono stati attaccati addosso. Quando ce ne stacchiamo, possiamo vederci in tutta verità, figli e figlie amati e in questo amore eterno trovare tutta l’energia di cui abbiamo bisogno per rinascere a vita nuova.

 

 

Vangelo della 5 domenica di Quaresima Gv 8,1-11


In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

sabato 19 marzo 2022

Il Dio delle infinite possibilità

 


Nel vangelo di questa domenica, al centro delle parole di Gesù sta la conversione, il cambiamento del cuore e delle scelte. Il tempo storico che stiamo attraversando ce lo conferma. Non è con le dure opposizioni, con il bianco e nero che si vincono le battaglie contro il male, ma con la pazienza, il perdono, il costante miglioramento di noi stessi. San Massimiliano Kolbe diceva che non dobbiamo voler cambiare l’ambiente, ma noi stessi, perché solo nella misura in cui ci avviciniamo all’amore di Dio e ci affidiamo alla protezione di Maria, noi possiamo ridurre la distanza che ci separa dagli altri. Poiché l’altro è altro da me, sempre occorrerà fare un passo verso di lui, contenendo qualcosa in me. Non si dà spontaneamente la relazione con gli altri, con Dio e con la realtà senza che noi facciamo nulla. Occorre fare lo sforzo di uscire da noi stessi per interessarci davvero a quello che l’altro pensa e desidera e sentirlo fratello nella sua diversità, senza spaventarsene. 

È questo l’atteggiamento che Gesù consiglia quando racconta dell’uomo che possiede una vigna e chiede al vignaiolo di tagliare l’albero di fichi che da tre anni non dà frutti. Il vignaiolo si impietosisce e gli chiede di lasciarlo ancora un anno. Lui stesso provvederà a concimarlo, curarlo e così dargli un’altra possibilità. Gesù sempre ci dà altre possibilità. In realtà non ci sono sconfitte, perché se dalle sconfitte impariamo, allora si trasformano in esperienze di vita. 

Un’altra possibilità che ci è data è il sentirci figli di Maria, sentire che abbiamo una madre in cielo e che la sua vita è accompagnarci, starci vicino, consigliarci. 

 Forse se i fichi alcune volte stentano a maturare è perché ci siamo arresi davanti a esperienze di apparente fallimento e abbiamo smesso di credere alle altre possibilità che nostro Padre ci offre. Oggi il vangelo ci incoraggia a riprendere il passo e ricominciare da dove siamo. 

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,1-9
 
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

Un fuoco di bontà