“In
cammino per un villaggio di nome Emmaus” (cf. Lc 24,13-35). Il viaggio, il
cammino, da sempre intensa metafora della nostra vita, chiamata a un progresso,
a una crescita, a trascendersi, e dunque per sua essenza in movimento, mai
statica, pena la stagnazione, l’asfissia e la sterilità. Ma il viaggio è anche
caratterizzato da incertezza, dall’andare incontro all’ignoto, e dunque
contiene in sé una tensione, mai risolvibile, tra dentro e fuori, conosciuto e
sconosciuto, cose assodate e novità. Su quella strada fuori da Gerusalemme i
due discepoli la sera di Pasqua tentarono la fuga. Quando il cuore proprio non
ce la fa a farsi toccare da una sofferenza troppo cocente, i piedi si dirigono
ovunque purché lontano dalla fonte di quel male. In quel frangente Gesù si
avvicina e si fa compagno di strada. Allora il cammino può anche essere una
fuga, ma è sempre meglio della stasi. Camminare è già di per sé un primo
rimedio. Certo i due si mostrano tanto intenti
a rimuginare da non accorgersi che quell’uomo al loro fianco, spuntato
dal nulla, aveva qualcosa da dirgli di estremamente importante. Allora non
basta camminare, se siamo presi dai nostri pensieri come il ferro dalla calamita.
Il viaggio però aiuta, perché diventa condizione per staccarsi da sé e iniziare
a guardarsi attorno, a farsi interrogare da altro che non siano i miei pensieri
e ragionamenti e sentimenti. È un’esperienza da fare. Non se ne può parlare. È il
camminare in sé ad attivare nuovi dinamismi e farci percepire altre
prospettive. E se va bene, cioè se siamo ben disposti, a farci incontrare Lui
stesso. sabato 29 aprile 2017
Cammin facendo
“In
cammino per un villaggio di nome Emmaus” (cf. Lc 24,13-35). Il viaggio, il
cammino, da sempre intensa metafora della nostra vita, chiamata a un progresso,
a una crescita, a trascendersi, e dunque per sua essenza in movimento, mai
statica, pena la stagnazione, l’asfissia e la sterilità. Ma il viaggio è anche
caratterizzato da incertezza, dall’andare incontro all’ignoto, e dunque
contiene in sé una tensione, mai risolvibile, tra dentro e fuori, conosciuto e
sconosciuto, cose assodate e novità. Su quella strada fuori da Gerusalemme i
due discepoli la sera di Pasqua tentarono la fuga. Quando il cuore proprio non
ce la fa a farsi toccare da una sofferenza troppo cocente, i piedi si dirigono
ovunque purché lontano dalla fonte di quel male. In quel frangente Gesù si
avvicina e si fa compagno di strada. Allora il cammino può anche essere una
fuga, ma è sempre meglio della stasi. Camminare è già di per sé un primo
rimedio. Certo i due si mostrano tanto intenti
a rimuginare da non accorgersi che quell’uomo al loro fianco, spuntato
dal nulla, aveva qualcosa da dirgli di estremamente importante. Allora non
basta camminare, se siamo presi dai nostri pensieri come il ferro dalla calamita.
Il viaggio però aiuta, perché diventa condizione per staccarsi da sé e iniziare
a guardarsi attorno, a farsi interrogare da altro che non siano i miei pensieri
e ragionamenti e sentimenti. È un’esperienza da fare. Non se ne può parlare. È il
camminare in sé ad attivare nuovi dinamismi e farci percepire altre
prospettive. E se va bene, cioè se siamo ben disposti, a farci incontrare Lui
stesso. sabato 22 aprile 2017
Amore che trasforma
"Pace a voi". Con queste parole Gesù inaugura il tempo nuovo dello Spirito. Il Risorto ormai non sarà più visibile agli occhi della carne e però sarà più operante che mai per mezzo dello Spirito. Questo anticipo di effusione spirituale che gradualmente prepara alla grande esperienza della Pentecoste, è segnato dalla gloria e dalla sofferenza. La prima azione che il Signore fa dopo avere donato la pace è infatti quella di mostrare le mani forate e il fianco ferito. Per sgombrare il campo da ogni interpretazione sbagliata della sua risurrezione. C'è nell'uomo la tendenza ad accantonare il più possibile ciò che disturba perché ha qualche legame col dolore, e Gesù va ad agire proprio lì. Non vuole che gli apostoli credano che la sua risurrezione è un modo per cancellare l'esperienza del dolore e della morte. Il dolore vissuto con amore e con la forza che viene dal suo amore è proprio la condizione indispensabile per risorgere e per far "risorgere" le tante situazioni di dolore e difficoltà che segnano il nostro quotidiano. Se il chicco di grano non si disfa nel terreno, non rinasce pianticella e non porta frutto.
Tutto quello che ci circonda, tutto l'universo, la terra, ogni atomo e ancor più l'uomo, porta il sigillo della misteriosa unione tra dolore e gioia, morte e vita, sacrificio e dilatazione del cuore. In natura tutto deve morire per poter fiorire. Anche in noi, nel nostro intimo, quante morti ci hanno attraversato perché potesse nascere un atteggiamento nuovo, migliore, più sano, più libero, più vicino al cuore di Dio.
Anche Maria ha bevuto il calice amaro delle tante morti che la vita le ha offerto. Di esperienza in esperienza il suo cuore si è fatto sempre più capace di amare, fino alla ferita finale sotto la croce. Dicendo il suo sì e offrendosi con Gesù a quanto stava accadendo, Maria ci mostra quanto i suoi sentimenti fossero armonizzati con quelli di Gesù e del Padre. La via del dolore è stata quella scelta da Dio per salvarci. Se fossimo stati salvi, non ci sarebbe stato bisogno di alcun dolore. Ma poiché noi eravamo perduti, a causa del potere, del piacere e del possesso, l'unica maniera per neutralizzare questa triplice morsa era l'umiltà, la purezza e l'Amore vero. Atteggiamenti questi che richiedono il sacrificio del naturale egoismo e del naturale essere autocentrati e narcisisti e dunque causano una certa dose di dolore e di frustrazione.
Di recente Benedetto XVI - più vitale che mai - ha detto in modo molto appropriato che il peccato è qualcosa di gravissimo e che non può passare come se nulla fosse. Bisogna che qualcuno lo assuma e lo neutralizzi trasformandolo ed è quello che ha fatto Gesù soffrendo per ognuno di noi. Noi che ci siamo affidati a Maria e viviamo con la coscienza di quanto male ci causiamo quando vogliamo schivare il dolore e le situazioni faticose, abbiamo il compito di illuminare gli altri sull'importanza di saper vivere con fede il tempo della prova.
Dio nel Vangelo di questa seconda domenica di Pasqua - anche della Divina Misericordia - ci viene incontro per spiegarci il segreto della felicità, dunque qualcosa di immenso, e alla nostra portata. Per essere beati, ci dice, il modo più facile e diritto è accogliere con amore e intelligenza il dolore e tutto quanto ci fa soffrire. Quelle ferite da cui scappiamo, pur portandocele dentro, continueranno a gridare e cercare un ascolto. Finché non arriveremo all'umiltà di Gesù che mostra apertamente le sue piaghe risorte, perché le contempliamo e le comprendiamo, non saremo mai felici.
Vogliamo chiedere a Maria la grazia di unirci come lei alla sofferenza di Gesù e così sperimentare che proprio la resa amorosa davanti al dolore ci cambia dentro e ci fa accogliere sempre più autenticamente noi stessi, la nostra fragile carne, il nostro instabile cuore, la nostra umanità. E che proprio l'atto di fede nelle forza trasformante dell'Amore (che è Dio) mette ordine nei nostri quotidiani caos e armonizza ciò che umanamente porterebbe solo alla divisione e a costruire muri.
domenica 9 aprile 2017
Vicinanza che salva
Questione di vicinanza: questo uno dei temi chiave del Vangelo di oggi, domenica delle Palme (cf. Mt 26,14-27). Per entrare nel mistero della redenzione, mistero di morte e risurrezione, di tenebre e di luce, di annientamento e di vita piena, bisogna accorciare le distanze. Pietro dapprima guarda da lontano, si tiene a debita distanza dallo scandalo della sofferenza, cerca di non farsi raggiungere dalla realtà e si sforza di raccontarsi un’altra storia, un altro Vangelo, in cui magari, standosene seduto tra la gente, facendo cose normali come scaldarsi al fuoco, si può arrivare a convincersi che esiste una scorciatoia alla vita. Anche davanti alla realtà terribile della crocifissione, sentiamo molti chiedere a Gesù di scendere, di attingere alla sua potenza e salvarsi dal dolore. Già all’atto dell’arresto Gesù, vedendo che qualcuno voleva salvarlo attraverso la violenza, fa presente la situazione: “Credete che io non possa salvarmi se lo volessi?”.
domenica 2 aprile 2017
L'arte di togliere pietre
domenica 26 marzo 2017
Ora vedo
sabato 18 marzo 2017
Se tu conoscessi il dono di Dio
sabato 4 marzo 2017
Tutto posso
Che potere ha su di te la forza del male? Il Vangelo di questa prima domenica di Quaresima punta l'attenzione sull'influsso del male sul cuore umano (cf. Mt 4,1-11). Perché davanti all'esperienza del male, in qualunque forma si presenti, ciò che è decisivo non è trovare delle strategie per resistere oppure inventarsi dei modi per evitarne le conseguenze devastanti, quanto sapere in quel momento a chi apparteniamo. Di chi siamo, su chi ci appoggiamo, qual è la nostra "consistenza" esistenziale.
Non è vero che non puoi vincere il male col bene, diceva san Massimiliano Kolbe, tu puoi, se non basi la tua riuscita sulle tue deboli forze ma fai totale affidamento in Colui che solo può vincere in te e attraverso di te, con l'aiuto dell'Immacolata. Gesù ha vissuto la prova delle prove in quel deserto assetato di bene. Ha voluto sentire il dolore bruciante dell'attacco ingiustificato, della violenza gratuita, del sopruso di chi approfitta del tuo momento di maggiore debolezza per sferrare un colpo mortale. E lo ha voluto fare per liberarci dalla paura di non poterlo imitare anche noi, di non potere anche noi vincere il male col bene. Ci ha guadagnato col suo amore la forza che non abbiamo da soli.
Anche Maria ha vissuto questa fortezza dello spirito. Donna forte, implacabile contro il nemico, il diavolo. Lei non era divina, era figlia del Padre, creatura come ciascuno di noi. Ha sentito anche lei tante volte sulla sua pelle la pressione del male, che si è presentato sotto varie forme, specialmente sotto la veste terribile dell'odio puro verso suo figlio. I sibili maligni che si annidavano nel cuore di chi nutriva quei sentimenti e progetti l'hanno sfiorata e si sono dovuti ripiegare su se stessi, tornando da dove erano venuti. Non hanno intercettato alcuna accoglienza, ma sono rimbalzati come contro un pezzo di marmo. Chi si affida a questa Madre, chi fa la scelta di avere fiducia in quello che il suo amore può operare nel suo essere, entra gradualmente ma irresistibilmente dentro la vita nuova in Cristo. La libertà non consiste nel fare quello che mi pare, ma nel vivere ogni scelta secondo verità. Tutto posso in Colui che mi dà la forza attraverso l'Immacolata.
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«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore… Quando sarò andato e vi avrò preparat...
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In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai discepoli: «Passiamo all'altra riva». La nostra esistenza è un divenire: noi possiamo c...
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Nella domenica che precede il Natale, entriamo nella scena che ha cambiato la storia e che è il momento stesso in cui Gesù ha preso un cor...




