mercoledì 6 aprile 2016
sabato 2 aprile 2016
Credo perciò vedo
«Se
non vedo, io non credo» afferma Tommaso nel Vangelo di questa domenica (ottava
di Pasqua cf. Gv 20,19-31). Vedere e credere sembrano due poli che non si
possono incontrare, ma è veramente così? È davvero impossibile vedere il
Signore? Di che vista si tratta? Maria di Nazaret ha qualcosa da dirci riguardo
a questo vedere. Lei è stata la madre del Signore. Sì, però cosa aveva davanti
agli occhi ogni giorno? Un Dio che faceva continui miracoli, che viveva in modo
straordinario e diverso? Niente di tutto questo. Maria vedeva un bambino come
gli altri, che aveva bisogno di tutto per sopravvivere come gli altri bambini
della sua età. Negli anni aveva continuato
a vedere il suo Gesù come un uomo, non come un Dio. Un uomo che si stancava
come gli altri, che aveva bisogno di nutrirsi, che soprattutto aveva bisogno di
relazionarsi con gli altri, di condividere i suoi pensieri e il suo mondo. Un
uomo normale.
Ma
nella normalità emergeva anche qualcos’altro, quella profondità di amore che
solo un cuore umile poteva riconoscere. Maria sentiva che l’interiorità di Gesù
era strettamente in contatto con Dio. Si crede per connaturalità, infatti la
nostra riposta di fede a Dio che ci viene incontro nel silenzio del nostro
spirito nasce da un intimo incontro, da questo tocco gentile eppure forte e
concreto con cui lo Spirito Santo ci raggiunge. Poi possono esserci segni, aiuti
concreti… certamente Dio ci guida e ci accompagna dunque sa anche mostrarci la strada
e aiutarci a lasciare i sentieri sbagliati… ma la fiducia, l’affidamento della propria vita a Lui nasce da questa
intima certezza della sua presenza e del suo amore. Tommaso era ancora
lontano dal suo cuore, da se stesso per potersi sintonizzare con questo
contatto divino che lo Spirito stava realizzando in lui. Maria invece nella sua
umiltà ha sempre vissuto a partire dal cuore, ascoltandosi e ascoltando Dio,
dimenticandosi per affidarsi alla sua voce. Ecco perché l’affidamento a lei è
un’arma potente contro la sfiducia: perché ammorbidisce il cuore e lo rende
capace di avvertire il tocco della grazia e corrispondervi.
sabato 26 marzo 2016
Affidarsi e risorgere
«E
vide e credette» ascoltiamo oggi nel Vangelo di questa Domenica di Pasqua (cf.
Gv 20,1-9). Giovanni, che aveva vissuto tre anni accanto a Gesù, che lo
conosceva perché lo amava, vede e crede. Non vede ancora il corpo glorioso,
questo accadrà fra poco, eppure crede. La fede in Gesù Risorto è il dono che lo
Spirito consegna ai nostri cuori, toccandoli dolcemente perché si aprano e
corrispondano. Per credere non è necessario vedere con gli occhi fisici, ma è
necessario vedere col cuore, ossia sperimentare la presenza di Gesù.
Non è
un caso che Giovanni abbia creduto alla vista del sepolcro vuoto: lui è il
discepolo che ha posto il capo sul petto di Gesù, che cioè ha stabilito col suo
Maestro una relazione di autentica fiducia e abbandono. Lui è stato il primo a
ricevere Maria come Madre ai piedi della Croce. Nell’affidarsi a lei, ha trovato anche la via più dritta per
riconoscere Cristo Risorto. Il contatto con Maria gli ha cambiato il cuore
e gli ha permesso di cogliere Dio oltre l’apparenza. Ci sono persone, e Maria è
una di queste, così trasparenti alla grazia da diventare canali di collegamento
diretto con l’amore di Dio. Poiché Dio è presente nei loro cuori e può passare
senza trovarvi ostacoli, ecco che la vicinanza con loro genera un risveglio
nell’altro, che ritrova Dio nel proprio cuore.
Affidarsi e risorgere,
affidarsi “è” risorgere!
Ogni autentico atto di abbandono in Dio spalanca le porte a un cammino di
purificazione che ha come esito la più straordinaria delle esperienze: la
rinascita nello Spirito tramite l’incontro diretto tra l’anima e Gesù. Tutto
impallidisce davanti alla possibilità concreta di incontrare Gesù Risorto.
Possiamo iniziare a risorgere già da adesso se, avvertendo la spinta interiore
a donarci a Lui, lo scegliamo veramente, confidando nella protezione e
nell’aiuto di Maria.
mercoledì 23 marzo 2016
sabato 19 marzo 2016
La pace possibile
«Camminava
davanti a tutti salendo verso Gerusalemme» è detto di Gesù nel Vangelo
di questa domenica delle Palme (cf. Lc
19,28-40). Gesù è il Dio che avanza nelle vicende della nostra storia, fatta di
eventi densi di contraddizione, aprendoci il varco della fiducia e della pace.
I discepoli che lo accolgono festanti sentono infatti il bisogno dirompente di
cantare con gioia perché la pace si è fatta tangibile nei loro cuori grazie
alla presenza di Gesù. Non a caso i farisei si infastidiscono e chiedono a Gesù
che li faccia smettere. Ma Gesù gli dice chiaramente che non lo farà e che anzi
nessuno riuscirà mai a togliere dal cuore di chi appartiene a Lui il dono inestimabile
della pace.
Uno
dei frutti del nostro affidamento a Maria sta nella pace interiore, che riceviamo
come dono, come effetto del nostro vivere da persone risanate e riconciliate.
Maria nella sua vita sobria e serena ha gustato le profondità di quella pace e
di quella interiore pienezza che è il desiderio di ogni persona. Ognuno di noi ha bisogno di sentirsi
gratificato interiormente, appagato e nutrito. Questo desiderio di essere
fatti oggetto di cure e di premure diventa spesso spinta disordinata verso le
cose, su cui ci si getta nella speranza di sentirsi a posto. Il consumismo non
è altro che l’illusione di trovare nelle cose create quel nutrimento spirituale
che non può che venire da ciò che è spirituale, ossia l’amore di Dio. Se
invertiamo i termini, finiamo schiavi delle cose, e per giunta anche inappagati
e continuamente alla ricerca di nuovi stimoli e nuove gratificazioni, che però
stranamente ci lasciano vuoti e scontenti.
Come
liberarci da questa schiavitù? Maria ha tenuto lo sguardo fisso su Gesù. E Gesù
ha camminato davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. A noi viene perciò dato
questo messaggio: se invece di cercare appagamenti nelle cose cerchiamo
principalmente la volontà di Dio per noi, allora sappiamo dove dirigerci e non
scappiamo dalla vita, ma la abitiamo con coraggio e fiducia, anche se ci costa.
Avremo in cambio un dono inaspettato: la
pace del cuore. Ossia la certezza sperimentata che Dio ci abita con la sua
pace, che custodisce la nostra vita con assoluta sicurezza. Questa è il meglio
a cui possiamo aspirare su questa terra. Ed è una realtà possibile.
sabato 12 marzo 2016
Maria, esperta di cose nuove
«Ecco, io faccio
una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel
deserto una strada» (cf. Is 43,16ss). La novità di Dio è al centro
delle letture di questa quarta domenica di Quaresima. Gesù, nel Vangelo, posto
in mezzo a una grande scena di accusa verso una donna considerata peccatrice,
non si lascia intrappolare dai giudizi umani. Scrive invece col dito per terra
la nuova legge del perdono. Mostra la bellezza della sua misericordia che,
sola, può rispondere al bisogno di riconciliazione del cuore umano. Il cuore
debole che cade in peccato non ha bisogno dell’atto di accusa, perché l’accusa
distrugge, annienta, spegne la speranza; ha bisogno invece del perdono, per
ritrovare l’armonia perduta e ricominciare a vivere.
Maria, nostra
madre, è esperta di cose nuove che germogliano dal tronco secco delle nostre
storie.
Lei stessa, vergine incapace di generare, accoglie la vita dal tocco dello
Spirito Santo. In quel deserto apparente Dio ha aperto una strada nuova. Gli è
bastato quel semplice sì, fatto di fiducia e di gioiosa accoglienza per ridare
vita al mondo, ormai morto sotto il peso dei suoi mali. Maria oggi ci ripete:
“Apriti anche tu allo Spirito, non chiuderti alla novità, non fare del tuo modo
di pensare un idolo, che ti esclude dallo stupore delle cose nuove che Dio
suscita anche adesso”.
Ce
ne accorgiamo spesso di quanta fatica facciano le persone a lasciare se stesse
per fare spazio alla novità dello Spirito. Questa novità giunge con semplicità,
parla al cuore, mostra vie di accoglienza e condivisione percorribili. Ma molti
preferiscono la diffidenza e l’indifferenza, che impediscono a Dio di farsi
presente attraverso la gioia della comunione e delle relazioni. Maria ci aiuta
a non rattristarci davanti a questi deserti, ma a perseverare e a credere
nuovamente nella forza dell’accoglienza e della fraternità. Lei ci incoraggia a
non cedere allo scoraggiamento quando ci sentiamo soli nella battaglia, perché
se Dio può aprire una strada nel deserto, vuole anche dire che ci sono delle
possibilità da realizzare e da percorrere insieme con gli altri, per lo meno
con chi vorrà camminare con noi. Oggi Maria ci aiuta ad aprirci a questa novità
che Gesù vuole scrivere nella nostra storia, e che parla il linguaggio del
perdono e dell’amore. A noi contemplare
questo germoglio carico di futuro e di bellezza, a noi concretizzare questa
novità di vita imprimendo passione e gioia ad ogni più ordinaria azione.
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