La gioia più grande
può farsi strada ed esplodere nei cuori: Maria ha dato alla luce Gesù, il Salvatore
del mondo (cf. Lc 2,1-14). Vangelo intenso e ricco di dettagli, profondo e allo
stesso tempo concreto, ancorato alla storia, questa nostra storia tanto
limitata eppure segnata da un nuovo inizio, da una stupefacente rivelazione.
Dio è davvero entrato nelle pieghe della nostra umanità. Non apparenza, non
semplice messinscena, ma il Verbo si è fatto carne, ha proprio assunto la
nostra condizione mortale, tant’è vero che sulla croce sarà Lui a morire, a
donare fino all’ultima stilla del suo sangue, Lui, il Dio fattosi Uomo. Un
fantasma non può morire. Gesù è entrato nella storia e ha messo la sua tenda in
mezzo a noi piangendo come un qualsiasi altro neonato, bisognoso di carezze e
di latte materno. lunedì 25 dicembre 2017
L’incanto di essere amati così
La gioia più grande
può farsi strada ed esplodere nei cuori: Maria ha dato alla luce Gesù, il Salvatore
del mondo (cf. Lc 2,1-14). Vangelo intenso e ricco di dettagli, profondo e allo
stesso tempo concreto, ancorato alla storia, questa nostra storia tanto
limitata eppure segnata da un nuovo inizio, da una stupefacente rivelazione.
Dio è davvero entrato nelle pieghe della nostra umanità. Non apparenza, non
semplice messinscena, ma il Verbo si è fatto carne, ha proprio assunto la
nostra condizione mortale, tant’è vero che sulla croce sarà Lui a morire, a
donare fino all’ultima stilla del suo sangue, Lui, il Dio fattosi Uomo. Un
fantasma non può morire. Gesù è entrato nella storia e ha messo la sua tenda in
mezzo a noi piangendo come un qualsiasi altro neonato, bisognoso di carezze e
di latte materno. sabato 16 dicembre 2017
Essere Parola
Sono voce: questo dice Giovanni Battista di se stesso nel Vangelo di questa domenica (cf. Gv 1,6ss). Si vede dal punto di vista della sua identità più profonda.
Un figlio amato dal Padre celeste, che sa chi è e perché vive, e ha chiaro il compito affidatogli nella vita. Avere
senso e direzione sono le cose più necessarie per ognuno di noi. Non è un caso
che i giovani specialmente - ma non solo – si chiedano: ma io chi sono chiamato
ad essere? Una domanda che preme, che urge dentro, che è impellente e che
richiede lo sforzo di essere presa in seria considerazione, se non si vuole
fallire il bersaglio. Il Battista si definisce “voce” e ci indica un criterio:
per esser voce bisogna sapere cosa dire e quindi il Battista si presenta come
un ascoltatore attento della voce di Dio. Come potrebbe se no parlare in nome
di Dio, dire la Sua Parola? Farsi portavoce di un Altro? sabato 9 dicembre 2017
Preparare il cuore
«Viene colui che vi
battezzerà in Spirito Santo». In questa seconda domenica di Avvento, il
messaggio del Vangelo di Marco punta sui concetti forti della venuta e della
preparazione (cf. Mc 1,1-8). Gesù viene. Perciò il Battista lo aspetta e aiuta
anche gli altri ad aspettarlo nel modo più conveniente. Nessuno prepara
qualcosa in vista di niente. Quando ci sono preparativi, è perché sta
avvicinandosi qualcosa o qualcuno. In genere quando prepariamo un ambiente per
accogliere qualcuno, siamo nell’atteggiamento di chi vuole dare, elargire. In
questo caso invece accade una cosa nuova: sarà colui che verrà a donare e non
una cosa tra le tante ma nientedimeno che lo Spirito Santo. domenica 26 novembre 2017
Giudicati sull'amore
Giudicati
sull’amore. È questo il messaggio semplice e sconvolgente che Gesù ci consegna
in questa domenica in cui si conclude l’anno liturgico prima dell’Avvento. È la
solennità di Gesù Re dell’universo, che ci fa riflettere sull’essenziale della
vita e della storia. Il fatto cioè che tutto dipenda da Dio e trovi in Lui il
suo significato e la sua verità. Quando chiudiamo una fase della vita ed
entriamo in una nuova, facciamo un po’ di bilanci, così come quando siamo alla
conclusione di altri tipi di esperienze. Nella vita spirituale questa rilettura
è un bisogno quotidiano, anzi costante. Non c’è giorno nel quale non sentiamo l’intima
esigenza di fare sintesi: allora, come sta andando la mia giornata? Cosa sto
vivendo e come lo sto vivendo? Qual è il tracciato che sto seguendo? Come mi
sento dentro l’itinerario di Dio? Discernimento che si svolge nelle pieghe del
nostro vivere, a volte più lineare, altre più oscuro, faticoso, e però se
vissuto come si deve, cioè sotto lo sguardo di Dio, insieme con Lui, sempre fecondo.
Un esercizio quotidiano che se richiede la nostra applicazione, tuttavia rigenera
e dà senso a tutto il resto, dunque diventa una sorgente di benessere. Per fare
questo esercizio di rilettura Gesù ci lascia un criterio sempre valido, quello
dell’amore. Essere giudicati sull’amore, sulla tenerezza e la prossimità
esercitati nei confronti degli altri dovrebbe essere un ulteriore motivo per
amare ancora di più la nostra identità di figli. Cosa ci sta chiedendo di così difficile
Dio quando ci chiede semplicemente di amare? sabato 11 novembre 2017
Attesa dello sposo
Ecco
lo sposo. È questo grido che si sente all’improvviso nella notte buia a
illuminare con intensità questa pagina di Vangelo domenicale (cf. Mt 25,1-13). Gesù
per parlare del suo amore, del Regno che è il suo amore, la sua vita donata a
noi, usa questa singolare parabola che ha per protagoniste dieci vergini in
attesa dello sposo. Le vergini erano compagne della sposa che fungevano un po’
come damigelle col compito di andare incontro allo sposo, il quale prendeva la
sua fidanzata e insieme si recavano al banchetto di nozze. Accade però un fatto
insolito: lo sposo accumula un ritardo tale che le ragazze, sfinite dal sonno,
si addormentano. Ma all’improvviso si sente un grido: Ecco lo sposo, andategli
incontro! All’udire questo grido, tutte le ragazze saltano su. Le cinque sagge
che avevano preso dei vasi d’olio di riserva, accendono le lampade. Le altre,
che Gesù definisce stolte, sono al buio e chiedono inutilmente alla compagne parte
del loro olio. La risposta è negativa: se ne vogliono, che vadano a comprarlo! Mentre
quelle vanno, arriva lo sposo che porta con sé le cinque vergini alle nozze,
chiudendo la porta. Quando le altre arrivano si trovano davanti la porta chiusa. Bussano chiedendo di entrare,
ma lo sposo risponde dicendo di non conoscerle. L’invito è perciò quello di
vigilare in attesa del Signore, per non perdere l’appuntamento con la grazia e
con le grazie. sabato 4 novembre 2017
Un solo Padre, maestro e guida
Un
Vangelo duro, forte e appassionato ci viene incontro in questa domenica (Mt
23,1-12). Ai suoi discepoli il Signore desidera dare indicazioni chiare per non
deviare dal retto cammino, e vivere una spiritualità autentica e secondo il
cuore di Dio. Perciò li mette in guardia da scribi e farisei perché per prima
cosa dicono e non fanno. Si sono abituati a vivere una religiosità esteriore
fatta di norme e di precetti, coi quali tra l’altro pensano di avere messo a tacere
la coscienza credendosi a posto e dunque detentori di meriti da far valere
davanti a Dio. Loro si sono persi dietro una giungla di regole e regolette e
hanno fatto smarrire la strada anche a tutti gli altri. Guaio è che sono
proprio loro ad avere la funzione di trasmettere la Parola di Dio e insegnare a
viverla! Così - come ricorda la Prima Lettura - più che aiutare sono d’intralcio
alla fede dei fratelli. Insomma si è creato, afferma Gesù, un circolo vizioso
in cui il vero volto di Dio è tagliato fuori. sabato 28 ottobre 2017
Tutto di te
Amerai
il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore (cf. Mt 22,34-40). In questa domenica
Gesù viene nuovamente interrogato e messo alla prova, questa volta dai farisei,
i fedeli osservanti della Torah, la Legge. La domanda riguarda il grande
comandamento. Chiedono a Gesù, che aveva ormai la fama del maestro ispirato,
quale esso sia. Gesù risponde aprendo la Sacra Scrittura, citando in questo
caso il Deuteronomio, con una leggera variante. Dice infatti: “Amerai il
Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la
tua mente”. E aggiunge: “Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo
prossimo come te stesso”. sabato 21 ottobre 2017
Spirituale a 360°
Rendete
a Cesare e rendete a Dio… (Mt
22,15-21). Il Vangelo di questa domenica ci raggiunge con una frase di Gesù
diventata proverbiale. Cerchiamo di capire da dove nasce e cosa significa. I
farisei in combutta con un altro gruppo, gli erodiani, sostenitori di Erode,
cercano di far dire a Gesù qualcosa per cui accusarlo. Gli chiedono se è lecito
o meno per un ebreo pagare la tassa ai Romani. Se Gesù rispondeva di sì,
significava che era dalla parte degli occupatori, se diceva di no, significava
che era un oppositore al regime e un rivoluzionario politico. E Gesù, che li
chiama apertamente ipocriti, dimostrando di leggere nei loro pensieri, si fa
dare una moneta utile per pagare la tassa e poi chiede a loro chi ci sia raffigurato
sopra. Alla loro risposta “Cesare”, replica dicendo di rendere a Cesare quello
che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Non sta al loro gioco, dunque, e
prende la parola per esprimere un principio importante. Esiste una dimensione
terrena organizzata secondo delle regole, dei ruoli, delle realtà che vanno vissute
con impegno e responsabilità, ed esiste la dimensione verticale, fondamentale,
essenziale della relazione con Dio che va vissuta con tutto il cuore e anch’essa con responsabilità. sabato 14 ottobre 2017
Invito alla gioia
“Ho
preparato il mio pranzo, venite alle nozze”. Questa domenica Gesù ci fa entrare
nella dinamica d’amore e di chiamata di Dio attraverso il racconto-parabola del
re e del banchetto di nozze (cf. Mt 22,1-14). C’è un re che organizza una festa
grandiosa di nozze per il figlio e ci sono gli invitati a cui è rivolto l’invito.
L’invito del re è davvero allettante: c’è cibo in abbondanza, vini pregiati e
ogni tipo di ghiottoneria. Oltre a un ambiente accogliente e gratuito in cui
trovarsi a proprio agio, felicemente nutriti e soddisfatti in tutte le
necessità ed esigenze. Saremmo propensi tutti ad accettare un simile invito.
Se, quando siamo fuori affamati, qualcuno ci invitasse nel migliore ristorante
della città, andremmo a gambe levate. sabato 7 ottobre 2017
Vigna amata
sabato 30 settembre 2017
Il sì del cuore
Si
pentì e vi andò. In questo movimento esistenziale di ritorno a se stessi
sta il messaggio centrale del Vangelo di questa domenica (cf. Mt 21,28-32). Gesù
racconta un’importante parabola che ha per protagonisti un padre e due figli. C’è
un campo di lavoro – la vigna – e c’è la richiesta del padre perché vadano a
lavorarla. Il primo figlio a cui si rivolge non ne vuole sapere, risponde come
pensa e se ne lava le mani. Il secondo invece ha la risposta pronta, sembra non
aspettare altro e fa una gran bella figura davanti al padre. Peccato però che
le parole – per entrambi – si riveleranno diverse dalle azioni. C’è una incongruenza
notevole tanto che quello che ha detto no, alla fine va, mentre l’altro che ha
detto di sì, alla fine non va. Una parabola intrecciata che richiede un po’ di
tempo per essere assimilata. Perché la prima impressione è che non si sa chi si
ha davanti. Chi è il figlio coerente e chi no lo è. sabato 16 settembre 2017
Dove nasce la compassione
Ne
ebbe compassione e gli perdonò tutto (cf. Mt 18,21-35). Le parole di Gesù
questa domenica vanno molto in profondità e lasciano il segno sul modo di
sentire di Dio dentro la nostra fragile carne. Questo segno è l’amore
sofferente, non un amore qualunque, ma l’amore appunto “sofferente” di Dio per
noi. È stato questo amore che ha bruciato e trasformato il male come un fuoco.
Questo significa che l’amore soltanto è l’energia vitale, la forza spirituale
capace di creare e ricreare vita dove è stata negata, calpestata, dimenticata,
ferita. E la scelta del perdono nasce da questo sguardo diverso posato sulle
cose e sulle situazioni umane. Uno sguardo che non parte da ciò che possiamo
pensare o sentire noi, umanamente soltanto, ma che viene dalle profondità del
cuore, quando il cuore si è lasciato lavorare e “triturare” dalla vita. Non
potremo mai cogliere il senso di questa compassione divina verso le nostre
infermità se non a partire dall’esperienza che noi per primi ne possiamo fare,
se lo vogliamo. Tutto dipende dal nostro modo di stare nell’esistenza. Se ci
siamo in Dio, allora siamo disposti a lasciare che Lui - attraverso la vita e
il suo linguaggio concreto - ci cambi, ci trasformi, ci modelli. In questo
senso allora ci sentiamo in cammino.sabato 9 settembre 2017
Accordati col suo cuore
Mettersi d’accordo. Questo il cuore
del Vangelo della domenica (cf. Mt 18,15-20). Gesù getta il suo sguardo ampio e
penetrante sui conflitti che segnano le relazioni tra persone e individua una
modalità per venirsi incontro e verificare il senso delle tensioni che si
vivono. Per mettersi d’accordo infatti due o più persone devono per prima cosa
trovare il coraggio di prendere le distanze dai loro stati emotivi e scegliere di
guardarsi negli occhi, di parlarsi con lo scopo di verificare quello che è
accaduto e come è stato vissuto dalle parti in causa. Il messaggio cristiano,
tacciato talvolta di buonismo, è invece tutto l’opposto: è esigente e richiede
una buona dose di coraggio, il coraggio che soltanto l’amore-carità può suscitare.
Dietro l’impegno di cui parla Gesù, che è quello di cercare l’altro – anche se
ha sbagliato verso di noi – per portare alla luce le vere motivazioni e perciò
individuare vie di riconciliazione, dietro questo sforzo, questo uscire da noi
stessi c’è infatti la spinta interiore dell’amore. Quel Dio che ci ha cambiato
il cuore e che costantemente ce lo cambia, affinandolo e rendendolo sempre più
simile alla sua sensibilità, Lui è la sorgente segreta di questi gesti tanto
straordinari quanto semplici, piccoli. Soltanto l’amore – di Dio – ha forza
creatrice. Perché non è un amore che vive di gratificazioni ma è un amore
sofferente, che nella sofferenza genera novità e fa nascere scintille di
perdono dove c’è freddezza e ostilità. Mettersi d’accordo allora non è umanamente
possibile, pur sembrando ad alcuni così. L’accordo infatti è quello generato
dallo Spirito Santo, accolto e lasciato libero di abbassare gli egoismi e le
durezze e creare la comprensione e l’accoglienza. sabato 2 settembre 2017
Pensa come Dio
«Non pensi secondo
Dio ma secondo gli uomini» (cf. Mt 16,21-27). Come pensa Dio? Come gli uomini?
Il sasso su cui Pietro inciampa è il dolore. La paura di entrare in un tunnel
di sofferenza e fortissimi traumi psicologici e spirituali lo blocca. E lo
spinge a rimproverare il Signore. L’uomo cerca di zittire la vita quando questa
gli viene incontro con lo sguardo torvo della sofferenza. Come non comprendere
questa che è l’esperienza basica di ogni essere umano? Gesù stesso ha avuto
paura, angoscia, però ha anche accolto totalmente il dolore senza opporvi
resistenza. Non ha costruito barriere, ha avuto la forza di farsene attraversare,
vi si è immerso – nella sofferenza – come nelle acque di un battesimo misterioso.sabato 26 agosto 2017
Dono dall'alto
Chi
sono io per te? Una domanda, questa di Gesù nel Vangelo della domenica (cf. Mt
16,30-20), che ci legge dentro, mettendoci di fronte a noi stessi, a quello che
stiamo pensando, sentendo, sperimentando. Tendiamo ad allontanarci dal dialogo
intimo e costante con Lui, non per scelta, ma perché le preoccupazioni della
vita ci attirano e ci fanno entrare in contatto con altri sentimenti, che non
di rado spingono verso la sfiducia. Siamo strutturati in questo modo: come equilibristi
sul filo della vita. Se allentiamo il contatto con lo Spirito Santo, che vive
in noi, non è che lo Spirito sparisca, perché noi viviamo in Lui, ma siamo noi
che facciamo contatto con altre realtà, e quindi ne subiamo l’influenza. sabato 19 agosto 2017
Fiducia che ottiene
sabato 5 agosto 2017
Senza paura
sabato 29 luglio 2017
La perla più bella
La perla preziosa di cui parla Gesù in questo Vangelo domenicale (cf. Mt 13,44-52) è Lui stesso, “sole” di bellezza, come lo definì santa Caterina da Siena, la Persona Divina per la quale vale la pena – ieri come oggi – vendere tutto per possederla. A tutti è concesso – attraverso modalità sempre nuove – di venire in contatto con il Signore. A Lui è piaciuto venirci incontro – ci ricorda la Chiesa – e rivelarci fin dove a noi era possibile - e anche oltre talvolta – se stesso. Non cose, non compensazioni alle nostre seti disordinate e ai nostri bisogni più immediati, ma se stesso, la sua Persona, che appaga ben altra sete, quella d’amore, di senso, di eternità. Gesù, mentre ci affascina con i suoi racconti densi di immagini plastiche, ci suggerisce concrete modalità per attingere al suo amore, per farne esperienza concreta. In queste scene di tesori nascosti e inaspettatamente trovati e di perle luccicanti comparse tra altre più comuni come per magia, resta necessario un atteggiamento: la ricerca. Non basta rivolgersi un attimo a Lui, non è sufficiente cercarlo quando capita o se ne ha bisogno, la tensione verso di Lui va alimentata e assecondata senza sosta perché possa diventare vitale. Se c’è un sacrificio assolutamente necessario nella nostra vita cristiana, è quello che si deve fare nel dire no a tutte quelle suggestioni che attirano la nostra attenzione. Si tratta di fare sempre scelte nette, che tagliano questi influssi e vanno nella direzione dell’adorazione. Senza contatto con la Parola quotidiano, senza preghiera e colloquio con Lui, senza una vita offerta e donata, diventa più difficile per il cuore attingere alla sua sorgente segreta. E quando si allenta il contatto con la parte più vera di noi – il “centro o nucleo interiore” come diceva Edith Stein – si allenta anche con Dio, perché il nostro centro è “ancorato all’alto”. È fondamentale conoscerci, sapere come funzioniamo, per fare scelte di libertà, non indotte dall’esterno, ma volute perché valutate buone.Maria in questo ci è madre e maestra. Ad alcuni la sua vita non pare nulla di eccezionale tanto è stata ordinaria, nascosta e segnata dal limite. Se si pensa agli anni trascorsi a Nazaret, sembra di poter dire che quasi nulla di quello che le era stato promesso aveva trovato un’espressione visibile. Tanta grandezza eppure la vita sua e di Gesù trascorreva esattamente come quella degli altri. Ma questa analisi non ci convince. Maria aveva una luce negli occhi, che era quella “quantità di luce” - direbbe papa Francesco - che aveva nell’anima. Essere in comunione cosciente con Dio non è lo stesso che vivere spensierati senza mai dare spazio al proprio mondo interiore e a quello che lo abita. La perla preziosa che Maria ha trovato è l’amore di Dio. Per esso ha lasciato tutto nel vero senso della parola. Ha proprio deciso fermamente e senza mai voltarsi indietro di adattarsi al progetto divino, qualunque forma avesse assunto e in qualunque luogo e circostanza l’avrebbe condotta. Maria “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Affidarci a lei significa sganciarci una volta e per sempre – anche se in concreto gradualmente – da ogni idolo o schiavitù, primo fra tutti la nostra stessa volontà, per dare credito e seguire le ispirazioni dello Spirito Santo, lasciando che Cristo possa vivere in noi. Questo accade nella semplicità della vita, il luogo scelto da Lui per farci camminare, crescere e maturare fino ai frutti più belli, spesso inaspettati, risultato della sua libertà creatrice. Solo chi lo segue anni e anni nell'umiltà, vedrà le cose grandi da Lui promesse. È il suo stile, semplicissimo eppure immenso, capace di stupirci sempre e nuovamente. Come il mercante che quando meno se lo aspettava, si trovò tra le mani la perla più bella del mondo.
sabato 22 luglio 2017
Il bene è più forte
L'elemento che accomuna le tre parabole del Vangelo di questa domenica (Mt 13,24-43) è la sproporzione tra il bene e il male a livello dell'apparenza, mentre a un livello sostanziale - e dunque meno visibile - il bene vince di gran lunga. La zizzania è un'erbaccia infestante che affonda le radici molto in profondità e si fonde e confonde con le piante sane quasi sopravanzandole. Il granello di senape è tanto minuscolo che nessuno giurerebbe sulla sua riuscita. Eppure nel tempo cresce e si impone nel giardino fino a diventare un albero così robusto da poter accogliere e dare riparo agli uccelli. Così il lievito, che quasi si disperde e sparisce all'interno della massa di farina eppure ha un forza tale da farla diventare enorme. Cosa vuole dare Gesù al nostro cuore, quale nutrimento desidera offrire alla nostra anima? Quali prospettive per il futuro? Il conforto che riceviamo riguarda il modo di agire di Dio nella storia e nella mia storia. Il suo esserci è tanto profondamente integrato con il nostro che se non attiviamo sempre e nuovamente la fede non lo vediamo. Ma basta chiudere gli occhi e riflettere sulla nostra vita, da riconoscere immediatamente la sua presenza, il suo passaggio, lo stile con cui ha operato e opera. Vediamo crescite che mai avremmo potuto realizzare da soli e ci rivolgiamo a Lui, sappiamo che dietro c'è Lui e la sua regia sapiente. Comprendiamo allora che ciò che più Lui ama è il preparare vie di salvezza nel tempo, attraverso percorsi che si snodano in luoghi e modalità assolutamente imprevedibili. Qualcosa della sua logica ovviamente è fisso, e fa parte del suo stile, che vediamo narrato in tutta la storia della salvezza, altro invece è frutto della sua creatività e soprattutto si adatta a ciascuno di noi, è l'abito personalizzato che come Padre amoroso ci confeziona.
Il messaggio allora è chiaro: "Non aver paura di sprecare la tua vita per me, di perderti dietro le mie vie, di darmi fiducia, di puntare sui valori spirituali della preghiera e dell'adorazione... nel lungo tempo vedrai buona parte del mio disegno e arriverai a stupirti tante volte perché dovrai riconoscere che quello che sta fiorendo attorno a te è opera del mio amore". Per assumere questo atteggiamento abbiamo bisogno di guardare a Maria. La sua umiltà le ha fatto accogliere serenamente le vie di Dio e le ha dato il coraggio di dare fiducia al buon grano, al piccolo granello, all'invisibile lievito. Maria non ha cercato, come direbbe san Francesco, una santità che appaia all'esterno, quanto la santità che si nutre di preghiera, e su questa crede, spera, offre, soffre, intercede. Gesù ha voluto regalarci la grandissima certezza che viene dal fidarsi. Non dal compiere chissà quali cose, ma semplicemente dal fidarsi. Sì, qualunque prova ci stia facendo tribolare, rendiamoci conto che niente è fuori dell'amore di Dio; dunque se avremo fiducia nella sua potenza, coltivando nel cuore lo spazio per l'incontro con Lui, sapremo anche vedere pian piano come il suo progetto si va realizzando, armonizzando - come solo Lui può e sa fare - tutte le fonti di contraddizioni e di dolore. Maria a Pentecoste è l'esempio concreto di questo discorso: lei che aveva attraversato con fede il tunnel del dolore, si ritrova piena di amore e di apertura alla vita, protagonista di una impresa rigenerante. Ogni semino accompagnato con serena fiducia nel suo processo evolutivo, diventa fattore di vita, speranza per sé stessi e per il mondo.
sabato 15 luglio 2017
Il 100 di una vita piena
"Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto: il 100, il 60, il 30 per uno" (Mt 13,1-23). Questione di accoglienza, sembra dirci Gesù in questo Vangelo della domenica. La vita divina è un dono per tutti. Il seminatore non è avaro né di parte. Tutto quello che ha, lo elargisce con larghezza, con generosità spingendosi anche nei luoghi in cui - umanamente parlando - ci sono poche possibilità di riuscita. Durezze e aridità sono le tante forme di difesa con cui il cuore dell'uomo evita il confronto con sé stesso e con la verità. Il risultato però è mortificante: si finisce inariditi, soffocati e bruciati dal restare ripiegati su se stessi. Una vita senza ossigeno né fecondità. È vero, quando Dio entra nella nostra vita, non lo fa per farci rimanere tale e quali a prima. La sua creatività d'amore ci spinge sempre a nuove conversioni. Dopo che per anni abbiamo lavorato su un aspetto del nostro atteggiamento interiore, ecco che Lui ci raggiunge con nuove chiamate. Potature necessarie perché la nostra pianticella dia frutti abbondanti. Capire questa pedagogia di Dio Padre ci è di grande aiuto nel cammino. Ci fa guardare le vicende della vita con i suoi occhi. Quello che in apparenza può limitarci e porci dei freni nella realizzazione personale, diventa invece il modo migliore per trasformarci nel profondo e, attraverso percorsi anche dolorosi, generarci a vita nuova. Quante volte mentre viviamo dei passaggi vitali importanti, ne sentiamo il peso, e tuttavia sappiamo che in qualche modo è un bene per noi e in seguito - col senno di poi - riconosciamo le orme di Dio e siamo capaci di vederne i frutti. Sappiamo che siamo cresciuti, tocchiamo con mano l'ulteriore cambiamento, gustiamo questo nuovo dono di libertà. E non riusciamo più a considerare negativo quel tempo, perché è stato proprio il restare in quel tempo a far morire qualcosa in noi perché potesse nascere il nuovo.
L'accoglienza della Parola è questo accettare il processo e molto altro ancora. Lo sa bene Maria, che ha inteso la sua esistenza come un itinerario a tappe in cui imparare da Dio a vivere. Lei è l'unica persona in cui il seme gettato ha dato il 100 per uno. Per noi è rassicurante sapere che le cose in lei sono andate così. Perché guardando ai distacchi e alle sofferenze che hanno costellato la sua vita, impariamo a non valutare superficialmente le prove e le fatiche legate al vivere, ma ci impegniamo come lei a glorificare Dio Padre con la testimonianza della nostra gioia coraggiosa. I santi, è stato detto, sono il successo di Dio, la dimostrazione di cosa può fare Dio quando la creta di cui siamo fatti non si oppone alla sua mano creatrice. Santa Maria ci fa desiderare la dolcezza di una vita accogliente, lasciata alle mani sapienti di Colui che è Padre e dà fiducia a ciascun suo figlio, dotandolo delle opportunità per dare il meglio di sé e magari - di donazione in donazione - avvicinarsi a quel 100 che è la vita piena e realizzata.
sabato 8 luglio 2017
Umili di cuore
"Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (cf. Mt 11,25-30). Per chi sa ascoltare il proprio cuore e dare tempo e spazio all'interiorità queste parole di Gesù risultano comprensibili. C'è una gioia - la gioia vera- che nasce dal gustare Gesù come unica ricompensa. La sua lode al Padre nasce dalla presa di coscienza profonda che non c'è felicità su questa terra se non nel viversi e sapersi dentro questo abbraccio. Percepiamo anche una vena di nostalgia che passa nel cuore del Signore, mentre sente che tanta bellezza, tanta felicità e gioia sono vissute da pochi. Un dono per tutti ma che solo i piccoli sperimentano. Cuore umile e bruciante di amore che vorrebbe solo trovare altrettanti cuori pronti a mettere in secondo piano tutto e focalizzarsi su ciò che conta. Quanta nostalgia avvertiamo anche noi! Quante volte nelle nostre case, nelle nostre realtà, nelle relazioni, nei gruppi percepiamo che ci si attacca a tante cose inutili e secondarie mentre ci sarebbe invece da saltare di gioia per il dono che supera ogni intelligenza e cioè la presenza di Dio in noi e in mezzo alle nostre cose. Lui vivo con noi, il Padre sempre al nostro fianco, nel bene e nel male, sempre dalla nostra parte, a camminare con noi. Con amore, tenerezza e misericordia. I tocchi della sua consolazione.
Sì, il pensiero corre subito a Maria, nostra madre. Lo sappiamo, il suo dono per eccellenza è l'umiltà. Ma come l'ha vissuta? Come ha declinato nelle sue giornate questo atteggiamento di fondo? Siamo lontani dal suo cuore. Perché in noi si solleva sempre la sottile ombra della superbia, che ci fa avere pretese, ci fa puntare i piedi, ci fa lamentare, ci fa diventare criticoni e persone spesso scontente, bravissime a rilevare i difetti e altrettanto brave a nascondere tutto il bene che c'è. Ma per la grazia che ci salva da noi stessi, troviamo continuamente salvezza nell'affidarci a lei. Basta un semplice sguardo, come ci ricorda san Massimiliano Kolbe, gettato verso di lei per smontare quegli atteggiamenti di pretesa e metterci ancora una volta in contatto con la parte più vera di noi. Che parla il linguaggio della fiducia, dell'umille accoglienza della vita così com'è, e ci fa sentire accanto al nostro il cuore della Madre, che ci incoraggia a conservarci dell'umiltà, tutto aspettando dalla Provvidenza che "ottimamente pensa a ognuno di noi" nel migliore dei modi. Ci uniamo a te Maria, per ringraziare insieme Gesù tuo figlio per la Parola di questa domenica, che sussurra a ciascuno di noi. "Se sei umile di cuore, sono io la tua ricompensa, e ne avrai gioia vera. Se pretendi che la realtà si adatti a te e risponda alla tue esigenze, forse cerchi altre ricompense. Prendine coscienza e vieni a me, e troverai ristoro per la tua vita".
domenica 2 luglio 2017
Perdersi per amore
«Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto
la propria vita per causa mia, la troverà» (cf. Mt 10, 37-42). Questo il cuore
del Vangelo di oggi. Ce lo sentiamo ripetere: fa’ della tua vita un dono, e
sembra un discorso semplice e chiaro. Però se Gesù lo ha messo al centro del
suo messaggio, significa che per noi non è tanto semplice e immediato. Quello
che ostacola la ricezione di una verità simile è la tendenza a trattenere la
vita, anche in alcuni suoi aspetti. A volte abbiamo le mani aggrappate al masso
delle nostre visioni delle cose e più la vita ce ne distacca, più noi
stringiamo i pugni e ci impuntiamo. A volte facciamo muro contro i momenti di
distacco e di dolore invece di farci raggiungere dalla luce che – pur in mezzo
alle sofferenze – tenta di farsi strada. Altre volte magari siamo nel giusto ed
è l’ambiente che ci circonda ad irrigidirsi, a diventare luogo di durezze e di
non accoglienza. E in questo caso siamo chiamati a trovare vie alternative,
creative, dettate dall’amore. Possiamo pregare, chiedendo al Signore che ci
aiuti a non cedere a questa logica e a lavorare nel silenzio con umiltà, avendo
fiducia che alla fine il bene trionfa e troverà la via. -
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore… Quando sarò andato e vi avrò preparat...
-
«Prendete, questo è il mio corpo». In questa domenica siamo riportati nella cornice dell’Ultima Cena, al cuore della nostra fede, il mom...
-
Cos’è l’affidamento a Maria? Come realizzarlo, come metterlo in atto? Iniziamo un percorso alla luce del vangelo e dell’esperienza di san ...


