Il bene è più forte

L'elemento che accomuna le tre parabole del Vangelo di questa domenica (Mt 13,24-43) è la sproporzione tra il bene e il male a livello dell'apparenza, mentre a un livello sostanziale - e dunque meno visibile - il bene vince di gran lunga. La zizzania è un'erbaccia infestante che affonda le radici molto in profondità e si fonde e confonde con le piante sane quasi sopravanzandole. Il granello di senape è tanto minuscolo che nessuno giurerebbe sulla sua riuscita. Eppure nel tempo cresce e si impone nel giardino fino a diventare un albero così robusto da poter accogliere e dare riparo agli uccelli. Così il lievito, che quasi si disperde e sparisce all'interno della massa di farina eppure ha un forza tale da farla diventare enorme. Cosa vuole dare Gesù al nostro cuore, quale nutrimento desidera offrire alla nostra anima? Quali prospettive per il futuro? Il conforto che riceviamo riguarda il modo di agire di Dio nella storia e nella mia storia. Il suo esserci è tanto profondamente integrato con il nostro che se non attiviamo sempre e nuovamente la fede non lo vediamo. Ma basta chiudere gli occhi e riflettere sulla nostra vita, da riconoscere immediatamente la sua presenza, il suo passaggio, lo stile con cui ha operato e opera. Vediamo crescite che mai avremmo potuto realizzare da soli e ci rivolgiamo a Lui, sappiamo che dietro c'è Lui e la sua regia sapiente. Comprendiamo allora che ciò che più Lui ama è il preparare vie di salvezza nel tempo, attraverso percorsi che si snodano in luoghi e modalità assolutamente imprevedibili. Qualcosa della sua logica  ovviamente è fisso, e fa parte del suo stile, che vediamo narrato in tutta la storia della salvezza, altro invece è frutto della sua creatività e soprattutto si adatta a ciascuno di noi, è l'abito personalizzato che come Padre amoroso ci confeziona.

Il messaggio allora è chiaro: "Non aver paura di sprecare la tua vita per me, di perderti dietro le mie vie, di darmi fiducia, di puntare sui valori spirituali della preghiera e dell'adorazione... nel lungo tempo vedrai buona parte del mio disegno e arriverai a stupirti tante volte perché dovrai riconoscere che quello che sta fiorendo attorno a te è opera del mio amore". Per assumere questo atteggiamento abbiamo bisogno di guardare a Maria. La sua umiltà le ha fatto accogliere serenamente le vie di Dio e le ha dato il coraggio di dare fiducia al buon grano, al piccolo granello, all'invisibile lievito. Maria non ha cercato,  come direbbe san Francesco, una santità che appaia all'esterno, quanto la santità che si nutre di preghiera, e su questa crede, spera, offre, soffre, intercede. Gesù ha voluto regalarci la grandissima certezza che viene dal fidarsi. Non dal compiere chissà quali cose, ma semplicemente dal fidarsi. Sì, qualunque prova ci stia facendo tribolare, rendiamoci conto che niente è fuori dell'amore di Dio; dunque se avremo fiducia nella sua potenza, coltivando nel cuore lo spazio per l'incontro con Lui, sapremo anche vedere pian piano come il suo progetto si va realizzando, armonizzando - come solo Lui può e sa fare - tutte le fonti di contraddizioni e di dolore. Maria a Pentecoste è l'esempio concreto di questo discorso: lei che aveva attraversato con fede il tunnel del dolore, si ritrova piena di amore e di apertura alla vita, protagonista di una impresa rigenerante. Ogni semino accompagnato con serena fiducia nel suo processo evolutivo, diventa fattore di vita, speranza per sé stessi e per il mondo.

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