Passa ai contenuti principali

Prendi in mano la tua vita


Come funziona la salvezza? Come ci si salva? Come si entra nella gioia eterna dell’abbraccio di Dio? Sono pochi quelli che si salvano?, chiede a Gesù nel Vangelo di questa domenica un uomo, evidentemente alla ricerca di qualche risposta per la sua vita. E Gesù risponde come spesso fa con un esempio forte, per scuoterci e farci prendere coscienza che non ci fa bene vivere passivamente e che invece costruiamo qualcosa di buono se cerchiamo il meglio e lo mettiamo in pratica. Perciò Gesù risponde: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Che cosa intende? La salvezza non si merita, non è frutto di uno sforzo mio o tuo, è pura grazia, è Dio stesso che si dona a noi e che desidera farci entrare in questa sua logica nuova di vita, in una relazione vera con lui. È Dio che viene costantemente a visitarci e a cercarci, come solo lui sa fare, con tenerezza e senza stancarsi mai! 
Allora perché Gesù parla di uno sforzo? La porta stretta è la nostra risposta, necessaria, perché Dio si propone ma non si impone; è la scelta quotidiana di orientare tutto il nostro essere a lui. E questa azione non si compie da sola, dobbiamo proprio volerla! La porta stretta è una vita consapevole: so chi sono e cosa voglio e mi impegno! Ci credo e mi investo! Mi sta a cuore la mia felicità e quella degli altri! La porta larga invece è una vita vissuta a casaccio, senza sapere chi si è e dove si va, senza mete, in balia di se stessi, di quello che si sente e prova al momento. Ma la vita non è una realtà spontanea, la vita è una realtà che va presa in mano! Ne abbiamo fatto esperienza: quando abbiamo agito d’impulso, senza ascoltare il Signore e facendoci guidare dai nostri pensieri ed emozioni, ci siamo ritrovati soli, senza certezze, deboli e vacillanti e tante volte abbiamo sbagliato, con tutte le conseguenze da portare. Quando invece siamo stati umili, e abbiamo sottoposto le nostre scelte al Signore, ci siamo fermati a riflettere e pregare, abbiamo dato tempo a noi stessi e a Dio, restando sulla sua Parola, sul Vangelo, allora dal dialogo con lui abbiamo trovato la luce giusta per agire e scegliere secondo il suo cuore. E abbiamo avuto grande pace e gioia.
Se voglio davvero incontrare Gesù nella sua Parola, ho bisogno di passare per la porta stretta dell’ascolto attento, non posso ascoltare in modo superficiale, senza fermarmi a leggere e rileggere quelle parole che mi vengono incontro e che sono le parole con cui Gesù adesso vuole starmi accanto, nella situazione facile o difficile che sto vivendo.
Come possiamo incontrare qualcuno se non ci fermiamo a salutarlo? Come possiamo ascoltare Gesù se non ci diamo del tempo per pregare ossia ascoltarlo e parlargli?
Come fare se ci sentiamo incapaci? Abbiamo una Madre al nostro fianco, che ci conosce e che ci tende le mani. Affidandoci a lei possiamo incominciare a lasciare tante difese interiori e paure e sperimentare la fiducia. Basta una semplice preghiera detta col cuore: “Maria, ti affido tutto e tutti!” e lei opererà. Ci aiuterà a fare un cammino, a crescere, ad aprire gli occhi sulla realtà. Maria stessa è passata per la strada stretta di una vita vissuta nella fiducia, sapendo di non poter capire tutto né di poter controllare la realtà, ma sapendo ancora di più che la fede sposta le montagne e fa miracoli. Dunque può molto di più di quello che possiamo noi con le nostre sole forze. Molti si salveranno, disse Gesù a quell’uomo, ma tanti altri no, perché non hanno voluto farsi toccare il cuore dalle sue parole. E sono diventati “operatori di ingiustizia” dunque hanno finito con lo scegliere il male. Dio sempre ci viene incontro e ci visita per strapparci da noi stessi e farci aprire a lui, alla fiducia, ma a me è chiesto di corrispondere, di fare lo sforzo di riconoscere che lui c’è, mi ama e attende il mio sì al suo amore.

25 agosto 2019
Lc 13,22-30
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
In quel tempo, Gesù 22passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». 26Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». 27Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


Commenti

Post popolari in questo blog

Nelle tue mani

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Parole decisive con cui si chiude il Vangelo di questa domenica delle Palme e della Passione del Signore (cf. Lc 22,14-23). Parole che sono un testamento per noi, l’indicazione preziosissima che Gesù ci dà per aiutarci a entrare nella vita. Qual è questa chiave che apre la porta della nostra relazione con Lui? È la fiducia totale, che si fa non solo intenzione, ma consegna di tutto se stesso al Padre. È un accogliere la realtà non come luogo da cui difendersi perché le cose non vanno come vorremmo noi, ma come luogo da amare perché mentre le cose vanno come vanno Gesù è con noi, immerso nella nostra vita, per camminare con noi, ed esserci custode e Padre. Infatti guardando i suoi discepoli addormentati “per la tristezza” Gesù li sveglia e gli dice: “Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. 
Dice questo dopo avere combattuto la sua battaglia più grande, quella contro la tentazione di allontanarsi dalla sofferenza. Gesù, da vero…

Tenersi pronti

Iniziamo l’Avvento, tempo di attesa e di desiderio, con l’invito stesso di Gesù ad essere vigili, attenti, pronti. Ma attenti a che cosa? Il discorso del Signore si riferisce alla fine della storia, al momento cosmico della parusìa, del suo ritorno definitivo, quando il male sarà definitivamente e per sempre messo a tacere, e ci sarà soltanto la realtà del Paradiso, della gioia e della felicità eterna nell’abbraccio con Dio. Ma facciamo un passo indietro. Gesù paragona questo momento ai tempi di Noè, quando, davanti al disastro ormai vicino, le persone vivevano come se niente fosse, ignare di tutto, perse in mille affanni e occupazioni, senza accorgersi di alcuni segni che indicavano il momento forte che si stava avvicinando. Solo Noè ascolta la sua coscienza e intende la voce di Dio e si mette a costruire quell’arca che sarà la sua salvezza.  Una volta Gesù aveva detto: quando tornerò, troverò la fede sulla terra? Il Signore in questi 2000 anni e più, ha fatto tutto per l’umanità, ha …

Dio che scioglie i nodi

Protagonista di questa vangelo è Giuseppe, lo sposo di Maria, al quale viene fatto un annuncio, in una modalità differente da quello fatto a Maria. Sarà nel sogno che un angelo andrà da lui per rivelargli il progetto di Dio. Ma cos’è accaduto a Giuseppe di tanto decisivo per cui Dio interviene parlandogli in sogno? Giuseppe è venuto a conoscenza della maternità di Maria. Lo Spirito Santo l’ha resa incinta di un bambino che sarà il Figlio di Dio, destinato ad essere grande. Davanti a questa comunicazione di Maria, Giuseppe resta inchiodato. La realtà bruscamente viene a destabilizzarlo. La vita che pensava di vivere in un attimo crolla miseramente. Tutto l’immaginario attorno a cui si era costruito viene meno. Non sposerà più la donna che ama, non avrà più una famiglia, non sarà benedetto come ogni ebreo che, nella vita familiare ricca di amore e di figli, vedeva la realizzazione concreta della benedizione di Dio. Messo davanti a un intervento di Dio tanto grande, Giuseppe ha paura. No…