Passa ai contenuti principali

Maria e Kolbe: quando restare piccoli “conviene”

Memoria di san Massimiliano Kolbe e Solennità dell’Assunzione di Maria al cielo
Il 14 e il 15 agosto sono segnati da questa duplice ricorrenza, non casuale. Kolbe chiuse gli occhi di questo mondo il 14 agosto del ’41, e questa data resta come un segno datoci dal Signore per farci capire che, ciò che ha permesso a Massimiliano di fare della sua esistenza un dono di amore stupendo, è stata proprio la sua assoluta donazione alla Vergine Immacolata. Di Maria celebriamo il mistero di fede (dogma dell’Assunzione) per cui sappiamo e crediamo che è l’unica creatura che può già godere della risurrezione della carne. Noi, dopo morti, dovremo attendere la fine del mondo storico, quando Gesù, una volta tornato definitivamente (parusia), ci permetterà di riavere con noi il corpo glorificato e trasfigurato per una pienezza di vita senza limiti. L’amore che ci avvolge già ora se gli apriamo il cuore, diverrà realtà da godere senza fine quando saremo con Cristo, in cielo. Un messaggio di grandissima speranza, che ci fa sopportare ogni aspetto, anche meno piacevole della vita, perché abbiamo una meta, perché la Persona più importante ci attende.

Per Kolbe la vita è stata tutta una lotta per non farsi turbare dalle difficoltà e rimanere nell’amore di Cristo, sperando contro ogni speranza. Avendo scoperto che Maria è un sostegno fortissimo e invincibile, Massimiliano si è affidato totalmente a lei, e ha portato avanti la sua corsa senza mai voltarsi indietro. Ha tenuto lo sguardo fisso su Gesù, la mano stretta in quella di Maria e con l’altra ha trascinato tantissime persone dietro di sé, facendo l’impossibile perché anche loro si aprissero al dono della Madre. Il suo cuore si è dilatato fino ad assomigliare a quello di Cristo quando ad Auschwitz ha scelto di donare la sua vita per salvare quella di un altro prigioniero.  

Cosa accomuna Maria e Kolbe? Senz’altro l’umiltà, la piccolezza, accolta e vissuta con gioia. Il Vangelo dell’assunzione ci ricorda proprio il canto mariano del Magnificat col suo centrale riferimento all’umiltà. Maria è felice perché il suo Dio è un Dio che ti fa sentire il tuo niente senza umiliarti, anzi raccogliendoti come si raccoglie un tenero uccellino e facendoti entrare nella sua casa, condividendo con te tutti i suoi beni, tutto se stesso.  


Se il termine “conveniente” si riferisce a qualcosa che si adatta bene, è proporzionato, a giusta misura, allora possiamo dire che essere umili, piccoli, ci “conviene”, si adatta bene al nostro stato. È la risposta logica di una persona sana di mente che si rende conto che non può salvarsi da sola e semplicemente dipende in tutto da Dio. Quando poi, come per Maria e Kolbe, si fa esperienza che questo Dio è un Padre misericordioso, allora si è doppiamente felici di scoprirsi piccoli e impotenti. Tutto quello che ci manca, infatti, ci viene donato gratuitamente. Dio provvede. Dio guida e soccorre i suoi figli, accompagnandoli personalmente secondo un disegno di puro amore. Massimiliano kolbe, nel ’32, dalla nave sul mare della Cina scrive ai suoi frati giapponesi queste parole: «Se già su questa piccola terra noi avessimo un grande amore a Dio e alla santa Madre Maria, allora avremmo il paradiso in terra. Bisogna diventare come un piccolo fiore, come santa Teresa. Questo è tutto il nostro lavoro»

Commenti

Post popolari in questo blog

Nelle tue mani

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Parole decisive con cui si chiude il Vangelo di questa domenica delle Palme e della Passione del Signore (cf. Lc 22,14-23). Parole che sono un testamento per noi, l’indicazione preziosissima che Gesù ci dà per aiutarci a entrare nella vita. Qual è questa chiave che apre la porta della nostra relazione con Lui? È la fiducia totale, che si fa non solo intenzione, ma consegna di tutto se stesso al Padre. È un accogliere la realtà non come luogo da cui difendersi perché le cose non vanno come vorremmo noi, ma come luogo da amare perché mentre le cose vanno come vanno Gesù è con noi, immerso nella nostra vita, per camminare con noi, ed esserci custode e Padre. Infatti guardando i suoi discepoli addormentati “per la tristezza” Gesù li sveglia e gli dice: “Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. 
Dice questo dopo avere combattuto la sua battaglia più grande, quella contro la tentazione di allontanarsi dalla sofferenza. Gesù, da vero…

Tenersi pronti

Iniziamo l’Avvento, tempo di attesa e di desiderio, con l’invito stesso di Gesù ad essere vigili, attenti, pronti. Ma attenti a che cosa? Il discorso del Signore si riferisce alla fine della storia, al momento cosmico della parusìa, del suo ritorno definitivo, quando il male sarà definitivamente e per sempre messo a tacere, e ci sarà soltanto la realtà del Paradiso, della gioia e della felicità eterna nell’abbraccio con Dio. Ma facciamo un passo indietro. Gesù paragona questo momento ai tempi di Noè, quando, davanti al disastro ormai vicino, le persone vivevano come se niente fosse, ignare di tutto, perse in mille affanni e occupazioni, senza accorgersi di alcuni segni che indicavano il momento forte che si stava avvicinando. Solo Noè ascolta la sua coscienza e intende la voce di Dio e si mette a costruire quell’arca che sarà la sua salvezza.  Una volta Gesù aveva detto: quando tornerò, troverò la fede sulla terra? Il Signore in questi 2000 anni e più, ha fatto tutto per l’umanità, ha …

Dio che scioglie i nodi

Protagonista di questa vangelo è Giuseppe, lo sposo di Maria, al quale viene fatto un annuncio, in una modalità differente da quello fatto a Maria. Sarà nel sogno che un angelo andrà da lui per rivelargli il progetto di Dio. Ma cos’è accaduto a Giuseppe di tanto decisivo per cui Dio interviene parlandogli in sogno? Giuseppe è venuto a conoscenza della maternità di Maria. Lo Spirito Santo l’ha resa incinta di un bambino che sarà il Figlio di Dio, destinato ad essere grande. Davanti a questa comunicazione di Maria, Giuseppe resta inchiodato. La realtà bruscamente viene a destabilizzarlo. La vita che pensava di vivere in un attimo crolla miseramente. Tutto l’immaginario attorno a cui si era costruito viene meno. Non sposerà più la donna che ama, non avrà più una famiglia, non sarà benedetto come ogni ebreo che, nella vita familiare ricca di amore e di figli, vedeva la realizzazione concreta della benedizione di Dio. Messo davanti a un intervento di Dio tanto grande, Giuseppe ha paura. No…