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L’abbraccio che scioglie i nodi


Questa domenica Gesù ci racconta la parabola del Padre misericordioso: un padre ha due figli, il minore pretende la sua parte di eredità e va a sperperare tutto, ritrovandosi nella miseria più nera, il maggiore lavora con lui, vive nella sua casa ma come estraneo, senza fiducia. Il più giovane, quando si vede ridotto a uno straccio, pensa di ritornare a casa, col pensiero di chiedere perdono e mettersi nelle mani di suo padre, che faccia ciò che ritiene giusto. “Almeno”, pensa il ragazzo, “lì ho da dormire e da mangiare”. Il maggiore, quando il fratello rientra e viene riabbracciato dal padre, si arrabbia, tira fuori i denti e cosa dice? Sputa parole che esprimono durezza e gelosia: “Per lui che ha fatto solo guai fai festa e per me che sono sempre qui a lavorare con te, nulla!”. Verrebbe da chiedere cos’ha fatto di male questo povero padre per meritare – nonostante tutto il tenero amore – due figli così ingrati! Già, dov’è il male? Il male sta nel cercare vita dove vita non c’è. Fuori di sé, nelle cose, nei guadagni, nei successi, nell’esteriorità. Mentre la vita è dentro di noi, nel ritorno al cuore, dove Dio ci attende per salvarci e per trasformarci in meglio. La vita è nella casa della nostra interiorità, dove il Padre risiede da sempre.
Abbiamo una fame e una sete che possono essere spente soltanto da Dio, che riempie questa sete di amore, di senso e di eternità! Quante bugie per i nostri ragazzi che vengono illusi con l’idea che venendo ammirati dagli altri per la loro esteriorità – per le ragazze l’essere attraenti, per i ragazzi l’essere senza regole - possano spegnere la loro sete di amore! Mentre loro hanno bisogno che i genitori ci siano per loro, ci siano veramente, non semplicemente facendo delle cose per loro, portandoli di qua o di là o comprandogli un altro paio di jeans, ma che ci siano per loro, che abbiano il coraggio di guardarli negli occhi, di toccargli il cuore, e di farsi toccare il cuore da quanto stanno vivendo! Hanno bisogno di adulti che hanno il coraggio della verità! di dirgli chiaramente che una cosa è bene e una cosa è male, e soprattutto perché, qual è il motivo per cui una via è sbagliata. C’è bisogno di fare spazio alle cose importanti, agli argomenti che ci stanno a cuore, c’è bisogno di essere autentici.
I due fratelli siamo noi ogni volta che ci fermiamo all’esteriorità delle cose senza andare in profondità, senza cercare di far passare ciò che conta, senza esprimere affetto quando sappiamo bene che solo di quello c’è bisogno, quando restiamo passivi quando sentiamo che bisogna prendere una decisione, avere polso!
Chi può strapparci da questo deserto del cuore? La risposta sta nel mezzo di questo Vangelo, quando Gesù parlando del figlio giovane dice : Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”.  Ecco la svolta, ecco la verità! Ora e sempre, ma specialmente quando siamo  a terra, con stupore e meraviglia sperimentiamo che Dio è vicino, che Dio ci stava già cercando, e ci viene incontro, facendosi trovare. È lui che ci viene a cercare! Lui ci precede, pensa a noi e avvolge le nostre esistenze con una sapienza che tante volte non comprendiamo ma che è per il bene, per la vita, anche quando permette l’errore e il dolore. Tutto è grazia e sarà bene perché Dio è con noi.
Il figlio minore ha usato male la sua libertà, ma nell’esperienza di quell’abbraccio e di quella misericordia paterna  è rinato, e la sua vita non è stata più come prima. Tutto può servire a un bene se ci apriamo all’amore di Dio, se in tutte le situazioni tendiamo le nostre mani a Lui. Solo chi ha sentito sulla sua pelle la salvezza di questo immenso amore che lo ha strappato dalla sua solitudine può dirsi cristiano! Il cristiano non è una persona perfetta che non sbaglia mai, ma è qualcuno che ha fatto esperienza di Dio. Che un  giorno è stato trapassato dalla grazia, che ha cambiato totalmente le sue categorie mentali e il suo cuore! Chi davvero ha incontro Cristo ha una sola preoccupazione: ritrovare ciò che è stato perduto! Non è un caso che in questo vangelo ritorni per ben tre volte questo concetto: “bisogna far festa perché era perduto ed è stato ritrovato, era morto ed è tornato in vita”.
Credo che l’affidamento a Maria ci aiuti potentemente a entrare in questa logica. Ci aiuta a fare esperienza di questo amore e ci fa cambiare lo sguardo. Non vediamo più attorno a noi persone simpatiche o antipatiche, ok o non ok, non vediamo più situazioni facili o difficili, belle o sgradevoli, vediamo invece persone e situazioni che hanno bisogno di Dio, che hanno un disperato bisogno di sentirsi dire “eri perduto e sei stato ritrovato!”. Quante persone vivono come se Dio non esistesse, vivono perciò di lavoro, di vestiti, di cose da fare, di viaggi, di spese, mentre il cuore chiede con insistenza soltanto una cosa: amore, attenzione, cura. Il regalo più bello che possiamo farci e fare oggi è chiedere la grazia per noi e per tutti di fare esperienza del “ritorno a casa”. Quale casa? L’unica che è veramente nostra: l’abbraccio del Padre, che scioglie ogni nodo e ci riannoda Lui, rendendoci figli, capaci di amare a nostra volta, nella concretezza della quotidianità.

15 settembre 2019
Lc 15,1-32
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». 22Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.
25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». 31Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»»

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