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Sfamati dall'amore

Subito dopo la morte di Giovanni Battista, "Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte". Ci sono nella vita momenti decisivi, di crisi, in cui occorre cambiare punto di osservazione per vederci meglio. Così fa Gesù che, davanti a un fatto nuovo, cambia anche contesto geografico. Ma mentre noi tante volte per non pensare ci riempiamo di altre cose, che ci distraggano dal doverci assumere la nostra responsabilità, Gesù sceglie con tanta determinazione di fare silenzio e nel silenzio ascoltare più chiaramente se stesso e la voce del Padre. Questo è un presupposto della vita spirituale: prendersi del tempo di qualità per pregare e parlare con il Signore. Le crisi si affrontano cercando prima di tutto la relazione con il Signore, entrando con abbandono e fiducia nel suo abbraccio, sentendosi sotto il suo sguardo e nel suo cuore che rassicura e rafforza.

Ma accade qualcosa che cambia i programmi di Gesù. Una grande folla lo anticipa in attesa di vederlo. "Sceso dalla barca, Gesù vide la folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati". La realtà parla un altro linguaggio e Gesù si adatta. Sa che il Padre gli parla attraverso la vita, perciò è accogliente davanti a ciò che incontra, senza pregiudizi e senza interpretazioni soggettive. Lascia che la realtà possa parlare la sua lingua e con questa si confronta. E il suo stile è inconfondibile! La compassione che straripa dal suo cuore è il marchio indelebile del suo amore per noi. 

Fattasi sera gli apostoli chiedono a Gesù di congedare la folla perché "il luogo è deserto" e non c'è cibo. E Gesù per tutta risposta gli dice: "voi stessi date loro da mangiare". Loro reagiscono perplessi: "non abbiamo che 5 pani e 2 pesci". Ma Gesù va avanti col suo programma, benedice i pani e i pesci e li dà ai discepoli e loro alla folla. "Tutti mangiarono a sazietà". Erano 5000 uomini più le donne e i bambini. È strano che continuiamo troppo spesso a soffrire i nostri deserti mentre Gesù ce li presenta come parte normale del nostro essere creature! È normale che siamo deserto ed è meravigliosa realtà di fede che il nostro deserto può fiorire grazie allo Spirito Santo.   L'affidamento a lui fa miracoli, ci porta ad essere come mai avremmo pensato e ad essere capaci di fare cose che sono superiori alle nostre forze. È quello che Maria canta quando dice: "grandi  cose ha fatto in me l'Onnipotente". Dio rende le nostre vite dei veri miracoli, quando noi camminiamo con lui, e se siamo semplici ci può capitare di sentirci dire "da' tu stesso da mangiare ai tuoi fratelli" e così iniziare quel viaggio che ci porterà molto lontano, verso il dono di noi e verso fioriture inaspettate. Ma occorre non avere paura del deserto, sentire la sete, accogliere la fame, spingere lo sguardo verso l'alto e attendere con fiducia il compiersi delle promesse.

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