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La salvezza secondo Dio


Nel vangelo di questa terza domenica di Avvento assistiamo a un dialogo importante tra il Battista e Gesù, dialogo fatto a distanza, perché Giovanni è prigioniero nella fortezza di Erode, dove troverà la morte di lì a poco. I suoi discepoli vanno da Gesù per riportagli la domanda del Battista: «Sei tu il Messia oppure dobbiamo aspettare un altro?». È un interrogativo che mostra il momento critico e drammatico che il Battista sta vivendo. Dopo avere annunciato per mari e monti l’arrivo del Messia, ora sembra afferrato da un dubbio sull’identità di Gesù. È lui oppure no?

Un dubbio che ci rende Giovanni amico e compagno di cammino. Dio non ha mai desiderato dei figli che non chiedono, non usano la loro testa per pensare, per cercare, per essere aiutati a capire e credere. Anzi, il Battista qui si sta rivolgendo a Gesù stesso, sta domandando direttamente a lui e non ad altri, la sua è la preghiera più bella, quella che sgorga dal cuore quando – posti davanti a grandi prove – sappiamo volgerci verso l’unica persona che ci può salvare. Come Maria a Cana, che non esitò e si rivolse a Gesù, affidando a lui la necessità del momento. Gesù infatti interrogato, risponde. Dio sempre ci risponde, non è sordo alle nostre suppliche, ciò che conta è essere disposti ad ascoltare quello che ci risponde, che tante volte non equivale a quello che immaginiamo. Ma che è il maggior bene per noi. Gesù risponde aprendo la Bibbia. Nella parola del profeta Isaia vede annunciata la sua persona. Colui del quale Isaia parlava, ora è qui e ha il suo volto. Scrive Matteo: «Gesù rispose loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:  i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”». Giovanni può capire che Gesù è davvero il Messia perché compie le opere che Isaia aveva annunciato in relazione al futuro Messia che sarebbe arrivato.

È questo il segno che Dio è in mezzo al suo popolo: chi non vede, torna a vedere, chi è malato guarisce, chi è morto rinasce, chi è povero di cuore può accogliere il vangelo, la parola che salva. Quella di cui parla Gesù qui è la grande liberazione del cuore che tocca chiunque sia disposto a scendere dall’alto delle sue convinzioni e voglia umilmente dialogare con Dio. Giovanni non sarà liberato, morirà prigioniero, come Maria non sarà la madre di un Messia vincente secondo il mondo. Gesù stesso non ha voluto scendere dalla croce pur potendo. Contempliamo in questa domenica la salvezza portata da Gesù. Non una salvezza dalla vita, che ci eviti le magagne e le grandi prove, i grandi dolori senza un perché, ma la salvezza dentro la vita, nelle pieghe dell’esistenza. Come potrebbe un morto risorgere se prima non muore? Come può un cieco vedere se prima non poteva? Come può un malato guarire, se prima non aveva il cuore spezzato? E se prima l’uomo vive tutte queste situazioni dolorose, questo significa che non gli è tolta la fatica della vita, però mentre sperimenta tutta questa complessità di situazioni, può trovare, se apre il cuore, la via della salvezza. Farsi salvare dal Signore, secondo quello che lui riterrà opportuno per il bene maggiore di tutti. Il cieco nato tornò a vedere, la figlia di Giairo fu risuscitata, Gesù invece morì in croce, e tante nostre situazioni si risolvono non secondo noi ma secondo Dio. Dove sta la salvezza? Nell’abbandono nelle mani del Padre, i cui pensieri non sono i nostri e le cui vie non corrispondono alle nostre. Chi avrebbe potuto solo immaginare lo splendore della risurrezione?

Affidarci a Maria significa imparare, da questa nostra sorella nel cammino, il valore dell’abbandono alle vie di Dio, alla sapienza della croce. Puntare l’attenzione su ciò che conta, su come Dio vede noi e la situazione che gli presentiamo. Tante volte Massimiliano Kolbe si chiese cosa fare, come affrontare ciò che gli capitava e sempre trovò in sé questa risposta: «Come, quando e se lo vuole l’Immacolata», nella certezza di fede che se Dio non libera secondo noi, tuttavia divinamente libera e lo fa secondo lui, dunque aprendo strade dove strade sembrano non esserci e fecondando le realtà più oscure con la tenerezza rivoluzionaria del suo amore. Si rallegrino perciò il deserto e la terra arida, come dice Isaia nella Prima lettura, non perché tutto va secondo il nostro modo di pensare, ma perché «Dio viene a salvarci» (cf. Is 35,1ss). E questo ci basta.

15 dicembre 2019
Mt 11,2-11

III domenica di Avvento


In quei giorni 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via
.
11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.


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