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Se l’amore fa tutto


Se uno mi ama, io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui… lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa… vi lascio la mia pace. In questo discorso di Gesù ai suoi (il lungo “discorso di addio” o forse meglio di ad-Dio) fatto nell’Ultima Cena, c’è un punto cruciale: la comunione con Dio, la possibilità di appartenete a lui e quindi di essere intimamente legati a lui, secondo un ordine di tipo spirituale, che riguarda l’essere e che poi naturalmente coinvolge le altre dimensioni umane (psiche e corpo). Perché è così importante entrare nel significato di queste parole? Cosa portano alla nostra vita? Che ricaduta hanno su di noi? Gesù conosce il nostro dinamismo interno, sa che ci formiamo secondo delle linee ricevute da piccoli e rafforzate dopo e che diventano come la nostra modalità di stare nella vita, di percepire noi stessi, gli eventi, la realtà. A questo si aggiunge ciò che l’esperienza e la cultura vanno a definire in noi. E finisce che ci chiudiamo in queste modalità di vedere le cose, come se fossero l’assoluto. 

Gesù parla invece di qualcosa di nuovo e liberante, un "oltre" vicinissimo: Dio che abita spiritualmente in noi, lo Spirito Santo che ci insegna (il nostro Maestro interiore) e la pace vera che difende nel nostro essere la sua presenza. Tutte realtà che ci aprono, ci rimettono in pista, ci offrono orizzonti infiniti, ci fanno sognare l’impossibile, scardinano certe convinzioni assodate. Nulla è scritto e determinato. Siamo determinati soltanto dal suo Amore. Tutto può rinascere ogni giorno a partire dalla nostra libera scelta e dal nostro orientamento a lui. 

E non possiamo non guardare a Maria, l’umile serva del Signore che ha saputo fare sue queste parole e ha osato sceglierle come criterio delle sue scelte di vita. Maria ha compreso che solo l’accoglienza dell’amore di Dio è capace di avviare un processo inverso dentro di noi, dove non detta più le regole il nostro io con la sua storia, quasi sempre ferita, ma Dio stesso con la sua semplice ed eterna verità, che consola e risana anche i cuori più affranti. Se Maria si fosse fermata a quello che già era, non avrebbe permesso a Gesù di incarnarsi e non avrebbe portato la sua umanità a un livello così alto di unione con Dio. Ma accogliendo quella voce che le proponeva qualcosa di inedito, ha scelto di affidarsi. E la fiducia - lo sappiamo – è una misteriosa forza che si attiva quando sentiamo che dall’altra parte c’è qualcuno che ci vuole davvero bene. Ecco perché è importante affidarci a Maria per aprirci al Signore, perché con il suo aiuto materno impariamo a fidarci, a fare quel movimento interiore di apertura che è il presupposto indispensabile affinché Dio possa poi entrare e agire. Sì, tante vite sono come fiori mai sbocciati, e questo perché si è preferito restare come si era piuttosto che osare un nuovo inizio sulla base di un amore affidabile, quello che Dio dona. Ma non è mai troppo tardi.



26 maggio 2019 
VI domenica di Pasqua


Dal vangelo secondo Giovanni (14,23-29)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

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