Vicinanza che salva


Questione di vicinanza: questo uno dei temi chiave del Vangelo di oggi, domenica delle Palme (cf. Mt 26,14-27). Per entrare nel mistero della redenzione, mistero di morte e risurrezione, di tenebre e di luce, di annientamento e di vita piena, bisogna accorciare le distanze. Pietro dapprima guarda da lontano, si tiene a debita distanza dallo scandalo della sofferenza, cerca di non farsi raggiungere dalla realtà e si sforza di raccontarsi un’altra storia, un altro Vangelo, in cui magari, standosene seduto tra la gente, facendo cose normali come scaldarsi al fuoco, si può arrivare a convincersi che esiste una scorciatoia alla vita. Anche davanti alla realtà terribile della crocifissione, sentiamo molti chiedere a Gesù di scendere, di attingere alla sua potenza e salvarsi dal dolore. Già all’atto dell’arresto Gesù, vedendo che qualcuno voleva salvarlo attraverso la violenza, fa presente la situazione: “Credete che io non possa salvarmi se lo volessi?”.

Allora perché? Perché la croce, la sofferenza, l’ingiustizia, la morte? Come accostarsi al mistero della croce? Questione di vicinanza, dicevamo. Di Pietro, che prima era lontano, ora si dice che pianse amaramente. Il pianto di chi finalmente lascia andare le sue difese e dice a se stesso la verità. Non se la racconta più, e accoglie tutta la propria fragilità, il suo non riuscire a gestire l’onda scura e spaventosa del dolore. E in quel pianto accade il miracolo del cuore umano. Si attiva un incontro, una relazione viva con Colui che ci ama, che è nostro Padre, che ci abita dentro perché ci ha creati a sua immagine. Noi partecipiamo alla sua vita, misteriosamente.


Bisogna allora farsi vicini al Gesù che abbiamo nel cuore. Accorciare le distanze tra noi e il nucleo del nostro vero sé. La redenzione che il Signore ha compiuto era necessaria. Lui ha scelto questo modo per strapparci dalla morte, dal male. Ecco perché abbiamo bisogno di Maria per entrare in questo mistero della redenzione. Perché soltanto lei, che era ai piedi della croce, e che ha condiviso intimamente i sentimenti di Cristo, può aiutarci a imparare l’intimità con Dio. Finché non prendiamo anche noi Gesù Bambino tra le braccia, finché non lo accompagniamo nella sua crescita, finché non custodiamo quello che ci dice, finché non  accorciamo le distanze fino a farlo nascere in noi, non riusciremo ad accogliere le zone buie del cuore, ma continueremo a tenerci a debita distanza prima di tutto da noi stessi. Maria, invece, cui ci siamo affidati con gioia e fiducia, ci aiuta a familiarizzare con la nostra realtà interiore e a mettervi mano, come il giardiniere cui è affidato un pezzetto di campo da coltivare. Maria non ha scelto di fuggire dall’atroce momento del Calvario e pur avendo paura come qualunque essere umano, ha abitato anche il dolore e vi ha scoperto dentro la presenza del Padre. Lì ha capito tutto. Questione di vicinanza, perché solo chi guarda, si ferma e tocca, incontra l’altro e Dio nell’altro.

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