Passa ai contenuti principali

Di dono in dono

«Date voi stessi loro da mangiare» dice Gesù in questa domenica del Corpus Domini (cf. Lc 9,11-17). Parole che vanno dritto al cuore e parlano del dono di noi stessi, non di qualcosa di noi, oppure di qualche buona azione. Ci sembra di stare nella scena e di vedere l’espressione stupita degli apostoli nella cui mente avvenne un corto circuito. Non abbiamo nulla e dobbiamo dare! Non disponiamo dei mezzi necessari, non possiamo rivolgerci a qualcuno che ci dia una mano. Siamo senza nulla. Che cosa dobbiamo dunque donare a questa gente?

Anche Maria quando Dio le propose di diventare madre di Gesù non aveva le condizioni necessarie. Cosa poteva mai generare una vergine? Maria, catapultata in un altro mondo, fu pronta e diede il permesso a Dio di fare in lei quanto aveva in mente. Perciò ci comprende nel disorientamento che proviamo davanti alle chiamate di Dio. Perciò abbiamo bisogno di lei e di affidarci alle sue cure. Maria ci aiuta a non avere timore. Anche se conosciamo e amiamo Dio, proviamo comunque sempre un po’ di timore quando facciamo “discernimento” ossia quando distinguiamo in maniera sempre più netta i contorni della sua nuova chiamata.

Gli apostoli erano già dei chiamati, ma quel giorno quando si sentirono dire le parole: «date voi stessi loro da mangiare», ebbero timore nel considerare quello che gli stava chiedendo Gesù e i 5 pani e 2 pesci che si trovavano tra le mani. Ma poi si decisero a esporsi. 

Quando in noi si radica questo atteggiamento eucaristico, questo farsi dono, allora bisogna mettere sempre in conto che Dio ci chiamerà a una crescita costante, di dono in dono. Forse i discepoli mentre distribuivano quel pane che non finiva mai non ebbero la lucidità di fermarsi a riflettere su quello che stava accadendo. Troppo intenso quello che gli era capitato di vivere! Ma dopo, nel guardare le 12 ceste piene, si resero conto di essere stati strumenti del miracolo. Per ognuno di loro, una cesta piena di quello stesso pane che prima era il segno più evidente della loro impotenza.


«Ha guardato l’umiltà della sua serva»: Maria sa bene qual è l’unica condizione veramente indispensabile per il miracolo. Lasciare che Dio trasformi il nostro niente in un tutto se decidiamo di donarlo, non da soli, con le nostre forze, ma uniti a Lui, a cui sempre dobbiamo chiedere la grazia di farci capire fino a che punto Lui si è donato e si dona per noi, nell'Eucaristia come in ogni nostro respiro. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Nelle tue mani

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Parole decisive con cui si chiude il Vangelo di questa domenica delle Palme e della Passione del Signore (cf. Lc 22,14-23). Parole che sono un testamento per noi, l’indicazione preziosissima che Gesù ci dà per aiutarci a entrare nella vita. Qual è questa chiave che apre la porta della nostra relazione con Lui? È la fiducia totale, che si fa non solo intenzione, ma consegna di tutto se stesso al Padre. È un accogliere la realtà non come luogo da cui difendersi perché le cose non vanno come vorremmo noi, ma come luogo da amare perché mentre le cose vanno come vanno Gesù è con noi, immerso nella nostra vita, per camminare con noi, ed esserci custode e Padre. Infatti guardando i suoi discepoli addormentati “per la tristezza” Gesù li sveglia e gli dice: “Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. 
Dice questo dopo avere combattuto la sua battaglia più grande, quella contro la tentazione di allontanarsi dalla sofferenza. Gesù, da vero…

Tenersi pronti

Iniziamo l’Avvento, tempo di attesa e di desiderio, con l’invito stesso di Gesù ad essere vigili, attenti, pronti. Ma attenti a che cosa? Il discorso del Signore si riferisce alla fine della storia, al momento cosmico della parusìa, del suo ritorno definitivo, quando il male sarà definitivamente e per sempre messo a tacere, e ci sarà soltanto la realtà del Paradiso, della gioia e della felicità eterna nell’abbraccio con Dio. Ma facciamo un passo indietro. Gesù paragona questo momento ai tempi di Noè, quando, davanti al disastro ormai vicino, le persone vivevano come se niente fosse, ignare di tutto, perse in mille affanni e occupazioni, senza accorgersi di alcuni segni che indicavano il momento forte che si stava avvicinando. Solo Noè ascolta la sua coscienza e intende la voce di Dio e si mette a costruire quell’arca che sarà la sua salvezza.  Una volta Gesù aveva detto: quando tornerò, troverò la fede sulla terra? Il Signore in questi 2000 anni e più, ha fatto tutto per l’umanità, ha …

Dio che scioglie i nodi

Protagonista di questa vangelo è Giuseppe, lo sposo di Maria, al quale viene fatto un annuncio, in una modalità differente da quello fatto a Maria. Sarà nel sogno che un angelo andrà da lui per rivelargli il progetto di Dio. Ma cos’è accaduto a Giuseppe di tanto decisivo per cui Dio interviene parlandogli in sogno? Giuseppe è venuto a conoscenza della maternità di Maria. Lo Spirito Santo l’ha resa incinta di un bambino che sarà il Figlio di Dio, destinato ad essere grande. Davanti a questa comunicazione di Maria, Giuseppe resta inchiodato. La realtà bruscamente viene a destabilizzarlo. La vita che pensava di vivere in un attimo crolla miseramente. Tutto l’immaginario attorno a cui si era costruito viene meno. Non sposerà più la donna che ama, non avrà più una famiglia, non sarà benedetto come ogni ebreo che, nella vita familiare ricca di amore e di figli, vedeva la realizzazione concreta della benedizione di Dio. Messo davanti a un intervento di Dio tanto grande, Giuseppe ha paura. No…