È praticando la fede che si salva la fede

«Maria si è lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e fecondità»: queste parole di papa Francesco sembrano fare eco a quelle di Kolbe quando dice «lasciamoci condurre da Maria in tutto, lasciamoci guidare». Affidandoci a lei entriamo in una logica di libertà: quella della fiducia. Lei non ha subìto il fascino dell’orgoglio ma ha messo il suo io più profondo in mani sicure e ha intrapreso il suo viaggio esistenziale senza preconcetti, fermandosi a ogni passo per valutare in profondità cosa lo Spirito le stesse suggerendo. Si tratta di confrontare la realtà quotidiana con le parole che il Signore ci sussurra in tanti modo all’orecchio del cuore. Il punto di partenza è sempre il Vangelo, guida sicura, oggettiva, donataci tra le mani perché ce ne serviamo, ne facciamo davvero un criterio concreto di valutazione per le scelte.

Maria ha fatto proprio così: non si è inventata ogni giorno una via nuova, ma si è allenata ad applicare la via certa e ha così imparato a calare la Parola nella concretezza delle situazioni. « È praticando la fede che si salva la fede» diceva George Müller, un protestante inglese del secolo scorso. In effetti la fede va “usata” e Maria ce lo insegna. La fede non può restare dov’è, nel nostro cuore, senza che tutto il resto di noi si sforzi di farla penetrare nelle nostre scelte. Da questo punto di vista Maria ha vissuto un destino di servizio e di fecondità. La sua vita è stata la risposta di fede a un dono di Dio. Davanti ai suoi doveri quotidiani, non si è messa a cercare scorciatoie o destinazione “altre” di realizzazione, non ha cercato il lato svantaggioso, ma ha puntato sul positivo e ha condito ogni gesto, ogni pensiero, ogni sentimento con l’amore. Questo significa lasciarsi condurre: non è poesia, romanticismo, spontaneità. Ma scelta di vita, stile di servizio assunto con responsabilità piena, senza delegare.


Forse il primo passo verso una verifica del nostro grado di affidamento a lei sta proprio in questa domanda: come vivo la mia fede? Che rapporto ho con la Parola di Dio? Posso avere anche mille impegni e una giornata piena, ma se il mio sguardo ha per un attimo letto cosa il Signore ha da dirmi per l’oggi, quella parola può fare la differenza e rendere una giornata anonima in una concreta possibilità di incontro con Lui e con gli altri. E la riprova è nella gioia. Che sarà tanto più grande quanto maggiore è l’attenzione che avrò messo nell’assecondare il pensiero e il sentimento di Dio per me.  

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