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Puntare sul buon grano


In questo vangelo della domenica, Gesù ci spiega come agisce in noi e quali sono le dinamiche che viviamo a livello spirituale. E racconta di un uomo che semina del buon grano nel terreno, ma mentre tutti dormono, un nemico va a seminare erba cattiva, la zizzania, proprio in mezzo al buon grano. Quando le piante crescono, i contadini pensano sia bene sradicarla, ma il padrone gli dice di lasciarli crescere insieme, perché nel tirare via la zizzania viene strappato anche il grano. Lo sperimentiamo dentro il nostro cuore: noi siamo ambivalenti. Mentre facciamo una cosa, un’altra parte di noi ne vorrebbe fare una diversa. Mentre scegliamo qualcosa, un’altra parte di noi ci porterebbe altrove. C’è in noi una parte che è contro di noi. E su quella fa leva la tentazione, il nemico, per portarci nelle regioni da lui amate, quelle della sfiducia.
E su questo scenario Gesù ci dà l’antidoto: “lascia che nel tuo cuore si affaccino tutti i pensieri di questo mondo e non temere le tue emozioni, fa’ spazio a questo materiale che è la tua creaturalità, riconoscila, poi fai le debite distinzioni, prendi ciò che serve al bene e lascia ciò che non serve”. Questo di Gesù è un grande invito ad accoglierci per come siamo, e mentre usiamo compassione verso di noi, facciamo però anche chiarezza per coltivare e rafforzare il buon grano, mentre teniamo sotto controllo la zizzania. Il peccato non è nell’avere in noi anche la zizzania, il peccato è aderire a questa zizzania, è mettersi ad innaffiare la cattiva erba e a coltivarla, facendo seccare il buon grano.
Alcuni si sentono persone di serie B, e perciò non credono che valga la pena di scegliere il bene. Il loro problema non sono loro, perché Dio ci ha creati come cosa molto buona, il problema è la loro convinzione: credere che la tendenza al male sia male, mentre è male solo il male accolto e fatto. Infatti la tendenza al male, che è solo una parte di noi, possiamo vederla come nostra alleata, come un campanello d'allarme, che ci dà una mano, perché ci ricorda che abbiamo sempre bisogno dell’aiuto di Dio e ci mantiene ben svegli nel riconoscere i pensieri e sentimenti, e capire se sono utili o meno al nostro bene. Ad esempio, se una persona non fa esperienza della rabbia, non si rende conto di quanto sia importante che sappia gestirla e contenerla, perché non si esprima in comportamenti irrazionali e distruttivi. E allora, se è una persona saggia, imparerà da questa debolezza a coltivare un cuore mite e paziente, capace di compassione verso le debolezze altrui e proprie. Tutto dipende da come usiamo ciò che siamo. 
Un giorno, promette Gesù, in cielo, non ci sarà più la zizzania, Dio asciugherà tutte le nostre lacrime, per farci felici in lui. Allora lui, Dio, separerà grano e zizzania, solo allora sarà eliminato per sempre ogni segno di male e l’amore sarà tutto in tutti. Un immenso messaggio di speranza per noi, che Maria, a cui ci siamo affidati, ci riporta ogni giorno. Nell’affidarci a lei, ci mettiamo fiduciosi sotto il suo manto, ci stringiamo a lei che è madre nostra, e le chiediamo che ci dia tutte le grazie necessarie per acquistare uno sguardo come il suo, che ha saputo puntare sul buon grano, scegliendo sempre e comunque la fiducia, credendo sempre in ogni situazione che l’amore avrebbe trovato la via della salvezza. Maria ci aiuta a fissare lo sguardo sul buon grano, mentre conteniamo la zizzania, che impariamo a vedere e riconoscere senza averne paura. Siamo infatti figli di Dio e abbiamo in noi tutta la luce necessaria per diventare buon grano.
19 luglio 2020
Mt 13,24-43
XVI Domenica nell’anno

In quel tempo 24Gesù espose un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»». 31Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
33Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


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