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L'immenso nel frammento


«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». Quando Gesù pronuncia questo incredibile discorso – a proposito, siamo capaci di stupirci davanti a questa creatività divina! – sul pane disceso dal cielo che è la sua carne da mangiare, certamente quei poveri in mezzo alla folla dovettero sentirsi come quando qualcuno ci toglie la terra da sotto i piedi. Le parole di Gesù spezzano l’abitudinaria maniera di percepire le cose attorno a noi e aprono a inedite prospettive. Meno male! Altrimenti saremmo per sempre intrappolati dentro le gabbie dei nostri modi di pensare e vedere noi stessi, il mondo, la vita e anche Dio. Senza riuscire a cogliere quel “di più” di cui parla papa Francesco, ossia quella sovrabbondanza divina che se da un lato ci destabilizza, dall’altro ci affascina perché è il segno distintivo della presenza di Dio, è la sua firma sulle cose di questo mondo.  

Chi mangia la mia carne, dice Gesù agli attoniti ascoltatori, ha la vita eterna. Vivrà per me e non più per se stesso. L’eucaristia ha questo di potente: ci fa entrare nella vita divina, Gesù ci assimila a sé e pian piano, nella misura in cui ci apriamo alla sua azione, ci trasforma e ci guida. Qual è l’obiettivo? Diventare simili a lui. Imparare ad avere i suoi sentimenti e a vivere secondo lo Spirito e non secondo noi.

Ma perché abbiamo tanto bisogno dell’eucaristia? Perché non ne possiamo fare a meno? L’eucaristia è un dono immenso sempre a nostra disposizione. È per noi malati, malati di amore, di attenzione, di Dio e anche ammalati di eccessiva concentrazione su di noi. Gesù con la sua potente azione – seppure velata da segni tanto umili e piccoli – ci cura, come fa una mamma, come fa un papà. Questo i Padri della Chiesa lo avevano compreso bene, innamorati com’erano del Signore. Sant’Ignazio di Antiochia definiva l’eucaristia “Farmaco d’immortalità”. E sant’Ambrogio diceva: “Io che pecco sempre, devo sempre disporre della medicina». L’eucaristia è la nostra medicina interiore, che ristabilizza le disarmonie e cura tante ferite, mentre ci attira  a sé e ci spinge nello stesso tempo ad aprire gli occhi sul mondo e sentirci chiamati a esserci, a dare un contributo di bene, “strappando dalla solitudine e dall’anonimato” i nostri fratelli, attraverso l’amabilità (cf. papa Francesco).

Ancora una volta Maria, nostra madre, a cui ci siamo affidati, ci accompagna per entrare in questa parola di Gesù e farcene coinvolgere. Lei che non ha trattenuto per sé la vita ma l’ha messa  disposizione del progetto di Dio, con fiducia sconfinata, ci suggerisce di riprendere in mano la fiducia, di tornare a riflettere e a scegliere la fiducia come unica bussola della vita. Solo la fiducia ci fa vedere Gesù nell’eucaristia, solo la fiducia ci dà il coraggio di continuare il cammino, e ci fa sentire quella gioia piena di dolcezza e accettazione che nasce da un cuore obbediente, da un cuore di figlio, che pur nelle prove sa e sente che suo padre non lo lascerà, non lo abbandonerà, ha il controllo della sua vita nelle sue mani e cammina davanti a lui per aprirgli la strada. Buona festa del Corpus Domini!


                                                                    14 giugno 2020

S.Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo
Giovanni 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

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