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Guardati, vediamo


«Zaccheo fu guardato e allora vide»: in sintesi - come un distillato che scende direttamente nelle fibre dell’essere - sant’Agostino descrive la dinamica umana e spirituale che accade nel vangelo di questa domenica tra Gesù e Zaccheo. Esiste un punto di non ritorno nel cammino della vita, ed è l’incontro con Gesù, il Risorto. Un’ora, un istante, un giorno di grazia in cui lo Spirito irrompe e niente è più come prima. Un velo pesante cade dagli occhi e ci si sente come quando si fuoriesce dall’acqua del mare dopo avere fatto il primo tuffo della propria vita. Con quella strana sensazione di vedere le cose diversamente, sotto un’ottica nuova. Perché si è sperimentata l’immersione in un nuovo elemento. Solo che per la relazione con il Signore la potenza di questa rivelazione è enorme, ha un impatto tale da trasformare totalmente le persone, mettendole sottosopra e rivolandole da cima a fondo. Qualcosa di simile a un innamoramento, però all’ennesima potenza. Dio però normalmente non arriva di punto in bianco da una persona che non lo cerca né lo desidera. In genere lo Spirito prepara il terreno affinché il desiderio di incontrarlo possa favorire l’incontro stesso. È un lavoro silenzioso ma reale che lo Spirito fa dentro di noi, suggerendoci di aprire almeno un po’ la porta del cuore alla sua azione. Non parla con parole udibili, parla al cuore, come ispirazione, come intuizione e poi anche con parole più esplicite, attraverso la parola viva del vangelo. 

Se ascoltiamo con attenzione i verbi relativi a Zaccheo sentiamo che lui “cercava” di vedere Gesù, e perciò si mise a “correre” e, non riuscendo a vederlo, a causa della folla che premeva da tutte le parti, essendo anche di bassa statura, ebbe l’idea geniale di salire su un albero di Sicomoro. Sicuramente pensò che da lassù, nel momento in Gesù sarebbe passato, lo avrebbe potuto vedere. Ci commuove questa figura di Zaccheo, perché Zaccheo siamo noi tutti assetati di senso, di amore e di eternità, di salvezza e liberazione. La sua sete è la nostra sete. Sempre Agostino ci ricorda che la “vita è tutta un santo desiderio”, che sarà colmato pienamente in cielo. A noi interessa però questo: la ricerca di Gesù, quando è sincera, porta sempre all’incontro. Non è vero che Dio si tiene lontano da noi, che è irraggiungibile, è vero invece che sono le nostre difese, spesso alte come mura robuste, a impedirgli di rivelarsi. Zaccheo ha avuto un cuore semplice, capace di riconoscere il suo profondo bisogno di salvezza. Ed è accaduto il miracolo! 

«Zaccheo fu guardato e allora vide». È stato infatti Gesù stesso, mentre camminava, a scegliere di fermarsi esattamente al di sotto dell’albero di sicomoro, e da laggiù ha alzato gli occhi verso quello strano uomo arrampicato tra i rami. E chiamandolo per nome lo ha invitato a scendere, dicendo: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. Zaccheo, non se lo fece dire due volte e subito scese e non stando nella pelle per la gioia gli aprì le porte della sua casa. E senza che Gesù gli avesse detto nulla, decise di restituire il denaro che aveva rubato riscuotendo tasse con un surplus aggiunto. Ora Zaccheo vedeva, vedeva la verità di sé e lo poteva fare perché si sentiva guardato da Dio, guardato con infinito amore. Questa è la salvezza, questa è la dinamica di liberazione dalle tante forme di schiavitù interiore che Gesù viene a spezzare anche ora per noi. «Oggi per questa casa è venuta la salvezza», io infatti sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. 

Affidarci a Maria, che ha desiderato Dio più di ogni creatura, e che desidera che anche noi ci apriamo a lui allo stesso modo, è la via migliore per riscaldare il cuore e farsi toccare dai raggi della grazia. Massimiliano Kolbe, che a Maria ha voluto donarsi interamente, ha imparato da lei a desiderare senza limiti. Ha compreso che più ci si affida, più l’amore cresce, perciò ha potuto dire che ciò che conta è “essere sempre più dell’Immacolata, approfondire l’appartenenza a lei, e di conseguenza sciogliere sempre di più le ali dell’amore, soprattutto verso il cuore di Gesù e le manifestazioni del suo amore (SK 1284).
3 novembre 2019
Lc 19,1-10
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
In quel tempo, Gesù 1 entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

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