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Figli amati? Sì grazie!


Sarà lui? È con una sana domanda che si apre il vangelo di questa domenica dedicato al Battesimo di Gesù al Giordano. La folla, che cerca il vero volto del Salvatore, avendo sotto gli occhi la testimonianza di Giovanni Battista, inizia seriamente a interrogarsi sulla sua identità e pensa che forse sia proprio lui il Messia annunciato e ora finalmente arrivato. Giovanni, che in un’altra occasione dirà: «Gesù deve crescere mentre io diminuire», non dà adito a nessun dubbio e chiarisce subito la sua identità. Lui ha il compito di preparare i cuori, perché poi arriverà il Cristo, che battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Pensiamo a quali immagini fantasiose dovettero disegnarsi nelle menti attonite delle persone. Che volto ha lo Spirito Santo, in che senso agirà nel battesimo, e quali saranno gli effetti di questo fuoco divino nelle persone?

Succede che un grande senso di mistero e di attesa si diffonde tra la folla che comunque ordinata e ben disposta si appresta a scendere nel fiume per farsi battezzare nell’acqua da Giovanni. A questo punto colpo di scena! Tra le persone, insieme con loro, c’è Gesù, il Signore. Anche lui in fila, aspettando il suo turno. Riceve il battesimo non senza resistenze da parte del Battista che riconosciutolo, cerca di tirarsi indietro. Non comprende la sua logica e non potrebbe comprenderla. Giovanni è un uomo dell’Antico Testamento, abituato a un Dio sicuramente Padre però anche onnipotente e tonante che domina da mare a mare e tutto conduce secondo il suo piano. Non può sapere Giovanni quello che sa bene Maria, che Dio sta mostrando il suo volto di misericordia e di tenerezza e perciò non può che avere un atteggiamento di profonda umiltà. L’umiltà di chi ama sul serio, si rende vulnerabile per amore, per dare all’altro lo spazio migliore in cui possa vivere e respirare liberamente e poi esprimersi, tirare fuori i propri talenti.

Quando il Padre fa sentire la sua voce, dopo che Gesù battezzato viene investito di Spirito Santo, qual è il messaggio che ci dà? Che è felice di avere un Figlio, che è la sua gioia. È un inno alla vita, alla relazione, alla gioia. Sembra di percepire la stessa gioia che Maria esprime cantando il suo amore per il Padre. Affidarci a lei significa farci aiutare a entrare nel cammino bello e faticoso dell’umiltà, dove il primo atto di umiltà da fare sta nell’accogliere davvero di essere figli amati. Nel darlo come il dato assodato e fondante del nostro essere in vita e perciò andare avanti con coraggio, puntando sul bene da vivere e in questa missione fissare e orientare tutte le nostre energie migliori. «Nella misura con cui noi arderemo sempre più dell’amore divino, potremo infiammare di un amore simile anche gli altri» (SK 903,1940) ci suggerisce il nostro Massimiliano Kolbe e così ci aiuta a capire che non siamo figli per noi stessi ma per gli altri.



+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3, 15ss)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».



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