Passa ai contenuti principali

Sono proprio io


Gesù in persona stette in mezzo a loro. Un segno – quello di Gesù in questo Vangelo della III domenica di Pasqua (Cf. Lc 24,35-48) – che è la dichiarazione d’amore di Dio all’umanità: “Io ci sono e mie sono tutte le cose, ci sono e non mi vedete con gli occhi fisici, perché sono Risorto, ma sì, mi vedete con gli occhi del cuore e potete sperimentarmi vivo e operante nell’abbandono fiducioso della vostra vita”. Nel racconto dei due discepoli di Emmaus, che arrivano a velocità galoppante dai Dodici e raccontano dell’esperienza vissuta col viandante divino, avvertiamo la potenza della testimonianza. Perché uno può dire di sé e della vita tante cose ma quando parla di Colui che ha veramente incontrato, allora questa energia di vita passa e tocca il cuore di chi ascolta, e nel toccarlo lo apre all’accoglienza della stessa esperienza. Quando la mia vita parla di Gesù allora Gesù stesso si fa presente mentre incontro, mentre mi relaziono, mentre faccio tutte quelle azioni quotidiane che portano il sigillo di un di più spirituale e che è l’invisibile amore che circola tra noi e il cielo. Dunque il luogo in cui cercare Gesù è la vita! Se comunichiamo Lui, mentre viviamo, Lui “appare” e apre prospettive, innesca cambiamenti, genera movimento, processi di trasformazione, facendo spesso sbocciare i fiori più belli dove non avresti mai pensato.

Gesù, vedendo la loro fatica a credere, chiede qualcosa da mangiare. Si abbassa al loro livello empirico e condivide le cose semplici come può essere un pasto. In questo modo si fa conoscere e dona anche una importante chiave di lettura della vita: noi siamo un tutt’uno – corpo e spirito - e un giorno, dopo l’anima, anche il corpo risorgerà. Conserveremo la nostra fisicità ma trasfigurata, così come Gesù l’ha conservata apparendo trasfigurato ma con i segni delle ferite nel suo corpo. Gesù, dopo averli rassicurati, apre loro la mente e gli fa capire che in Lui si è compiuta la Scrittura. C’è una parola che Dio pronuncia su ciascuno di noi che è una promessa di felicità che insieme a Lui costruiamo, nella pazienza, nell’umiltà e nell’amore. Bisogna lasciargli lo spazio perché possa condurci e farci realizzare imprese che non avremmo mai neppure immaginato. Imprese che non sono grandiose costruzioni di prestigio ma fitte reti di amore e di perdono con cui dare vita a cose nuove, mondi nuovi, nuovi modi di stare su questa terra.

A questa capacità di trasformazione ci conduce l’affidamento a Maria. Non ci affidiamo a lei per cullarci tra le sue braccia, sentirci sereni e al sicuro, anche se pure questo c’è; ci affidiamo per imparare a vivere, per nutrirci della Parola e del pane di vita e così uscire da noi stessi e fissare la fonte della nostra identità e percezione in Gesù, che ci sta davanti, che è vivo in mezzo a noi. Ci affidiamo per saper far venire fuori il meglio di noi e col meglio di noi cambiare le strutture di peccato del mondo. Ci affidiamo per seminare bene, speranza e amore, e così animare dal di dentro realtà che altrimenti resterebbero in mano ad altre forze. In famiglia, nel lavoro, nella ordinarietà portiamo questa forza che è il dono più grande che Gesù Risorto ci fa attraverso l’affidamento a sua Madre: la pace del cuore, ossia un cuore di combattente che scalza tutti gli ostacoli – fuori e dentro di lui – per attingere la sua identità e forza dalla sorgente interiore che è Dio in noi. E che va per il mondo con la sua inconfondibile serenità che non può essere in nessun modo prodotta. La pace di Gesù è un regalo spirituale che fa solo e unicamente a chi gli appartiene. “Conquista la pace” disse un saggio monaco “e gli altri troveranno la salvezza presso di te”.

Commenti

Post popolari in questo blog

Nelle tue mani

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Parole decisive con cui si chiude il Vangelo di questa domenica delle Palme e della Passione del Signore (cf. Lc 22,14-23). Parole che sono un testamento per noi, l’indicazione preziosissima che Gesù ci dà per aiutarci a entrare nella vita. Qual è questa chiave che apre la porta della nostra relazione con Lui? È la fiducia totale, che si fa non solo intenzione, ma consegna di tutto se stesso al Padre. È un accogliere la realtà non come luogo da cui difendersi perché le cose non vanno come vorremmo noi, ma come luogo da amare perché mentre le cose vanno come vanno Gesù è con noi, immerso nella nostra vita, per camminare con noi, ed esserci custode e Padre. Infatti guardando i suoi discepoli addormentati “per la tristezza” Gesù li sveglia e gli dice: “Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. 
Dice questo dopo avere combattuto la sua battaglia più grande, quella contro la tentazione di allontanarsi dalla sofferenza. Gesù, da vero…

Tenersi pronti

Iniziamo l’Avvento, tempo di attesa e di desiderio, con l’invito stesso di Gesù ad essere vigili, attenti, pronti. Ma attenti a che cosa? Il discorso del Signore si riferisce alla fine della storia, al momento cosmico della parusìa, del suo ritorno definitivo, quando il male sarà definitivamente e per sempre messo a tacere, e ci sarà soltanto la realtà del Paradiso, della gioia e della felicità eterna nell’abbraccio con Dio. Ma facciamo un passo indietro. Gesù paragona questo momento ai tempi di Noè, quando, davanti al disastro ormai vicino, le persone vivevano come se niente fosse, ignare di tutto, perse in mille affanni e occupazioni, senza accorgersi di alcuni segni che indicavano il momento forte che si stava avvicinando. Solo Noè ascolta la sua coscienza e intende la voce di Dio e si mette a costruire quell’arca che sarà la sua salvezza.  Una volta Gesù aveva detto: quando tornerò, troverò la fede sulla terra? Il Signore in questi 2000 anni e più, ha fatto tutto per l’umanità, ha …

Dio che scioglie i nodi

Protagonista di questa vangelo è Giuseppe, lo sposo di Maria, al quale viene fatto un annuncio, in una modalità differente da quello fatto a Maria. Sarà nel sogno che un angelo andrà da lui per rivelargli il progetto di Dio. Ma cos’è accaduto a Giuseppe di tanto decisivo per cui Dio interviene parlandogli in sogno? Giuseppe è venuto a conoscenza della maternità di Maria. Lo Spirito Santo l’ha resa incinta di un bambino che sarà il Figlio di Dio, destinato ad essere grande. Davanti a questa comunicazione di Maria, Giuseppe resta inchiodato. La realtà bruscamente viene a destabilizzarlo. La vita che pensava di vivere in un attimo crolla miseramente. Tutto l’immaginario attorno a cui si era costruito viene meno. Non sposerà più la donna che ama, non avrà più una famiglia, non sarà benedetto come ogni ebreo che, nella vita familiare ricca di amore e di figli, vedeva la realizzazione concreta della benedizione di Dio. Messo davanti a un intervento di Dio tanto grande, Giuseppe ha paura. No…