Pane vivo

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (cf. Gv 6,51-58). Domenica del Corpus Domini, del Corpo e sangue di Cristo. Al centro un messaggio sconvolgente: c’è un pane che non nutre il corpo, ma lo spirito. Un cibo che risponde a un bisogno in apparenza meno forte di quello della fame fisica ma che in realtà è un abisso senza fondo, poiché si tratta del desiderio di eternità che ci portiamo dentro. “Viviamo soltanto per raggiungere il Paradiso”, esclamò un giorno Massimiliano Kolbe. In una semplice frase, il senso di tutta la nostra vita. Che siamo orientati a Dio Amore lo dice tutto in noi: abbiamo un’intima tensione verso di Lui che è un desiderio sempre vivo e inestinguibile di essere con Lui, in Lui e per Lui.


L’affidamento a Maria ci spoglia di tanti rami secchi o inutili, e ci fa entrare, se vissuto con vera fede, in un’essenzialità davvero liberante. Ci fa contattare il desiderio vero e profondo che abbiamo, quello di amare alla maniera di Dio, e ci fa vivere tendendo a questa meta. Così la nostra sete e la nostra fame non vengono sostituite – ingenuamente – con i tanti bisogni indotti dal mercato, ma sono riconosciute e accolte per ciò che sono e significano. Ci parlano cioè della nostra apertura al divino, del nostro desiderio di Dio. Così, senza farci disperdere dal mondo, restiamo nel mondo ma orientando i desideri e in qualche modo “contendendoli” perché vadano nella giusta direzione. È stato notato da alcuni studiosi che solo in questa nostra epoca il desiderio non è regolato da valori superiori. Prima, nei secoli precedenti, c’era l’educazione del desiderio. Forse allora uno degli atteggiamenti interiori più sani che come cristiani possiamo assumere è proprio la sobrietà tutta mariana, che mira a focalizzarsi sul buono che ci abita liberandoci dalla tentazione di farci attirare da altre fonti. Faremo l’esperienza gioiosa di sentirci sempre nuovamente riportati a casa – nella nostra casa interiore – da quel pane vivo che mentre nutre il nostro spirito, ci riordina interiormente facendoci anche accogliere sempre di più l’altro mistero che siamo noi, fragili vasi d’argilla abitati da uno spirito infinito. 

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