Passa ai contenuti principali

Salva te stesso o salvati da te stesso

Vangelo del paradosso questo con cui si conclude l’anno liturgico (cf. Lc 23,35-43). Nella festa di Cristo Re dell’universo, siamo messi davanti al dolore innocente, che salva. La vita per l’uomo, e lo vediamo in chi attorno a noi non crede, è indecifrabile senza la salvezza portata da Gesù. Quale salvezza? Non il benessere, lo stato ideale in cui non abbiamo alcuna percezione della sofferenza. La salvezza di Gesù è la forza del suo amore e il senso che viene dal sapersi amati dentro le situazioni della vita. Una forza che però è davvero accolta quando a sua volta esce da se stessa per donare vita agli altri. 

Questo amore che è salvezza dal male e che Gesù dona negli ultimi istanti, mentre agonizza sulla croce, è vita per il buon ladrone e per quanti lo accolgono. C’è una tale grazia nel soffrire per amore da farci comprendere perché i santi non hanno avuto timore di soffrire, anzi hanno abbracciato le prove e le lacerazioni come un bene prezioso. Hanno accolto la salvezza di Gesù e non si sono fatti una salvezza a propria misura, ma hanno lasciato il bisogno tanto naturale di benessere per seguirlo sulle vie misteriose della donazione di sé. 

L’affidamento a Maria ci pone in questa scena, anche se in Luca non c’è la parola che ci affida direttamente a lei. Maria avrebbe avuto tutti i diritti di dire: “salva te stesso”, anzi avrebbe avuto il diritto di gridarlo. Ma il linguaggio della pretesa non le appartiene, neppure la sfiora. Il suo abbandono è un profumo che sale lento e silenzioso dalla terra bagnata di sangue del figlio amato al cielo limpido e puro in cui abita l’altra natura del figlio suo, quella divina. Affidarsi a Maria, chiederle umilmente di essere accolti nello spazio dolce e provato del suo cuore di madre, significa allora lasciare che anche il dolore trovi una casa accogliente in cui poter dispiegare la sua vita, misteriosa quanto vogliamo, ma pur sempre vita. Nessuno di noi è capace di sopportare allegramente la prova, ma tutti possiamo viverla in un modo cristiano, non fuggendola, ma lasciandola essere. Maria ha raccolto dalla bocca del figlio ogni sillaba, anche quelle dette in quest’ora: “Oggi sarai con me nel Paradiso”. 

C’è un paradiso di amore da accogliere ogni istante specialmente quando stiamo male, e se ancora non lo sperimentiamo forse è perché non abbiamo ancora chiesto con tutto il cuore, come il ladrone disperato: “Ricordati di me, Signore”.  

Commenti

Post popolari in questo blog

Nelle tue mani

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Parole decisive con cui si chiude il Vangelo di questa domenica delle Palme e della Passione del Signore (cf. Lc 22,14-23). Parole che sono un testamento per noi, l’indicazione preziosissima che Gesù ci dà per aiutarci a entrare nella vita. Qual è questa chiave che apre la porta della nostra relazione con Lui? È la fiducia totale, che si fa non solo intenzione, ma consegna di tutto se stesso al Padre. È un accogliere la realtà non come luogo da cui difendersi perché le cose non vanno come vorremmo noi, ma come luogo da amare perché mentre le cose vanno come vanno Gesù è con noi, immerso nella nostra vita, per camminare con noi, ed esserci custode e Padre. Infatti guardando i suoi discepoli addormentati “per la tristezza” Gesù li sveglia e gli dice: “Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. 
Dice questo dopo avere combattuto la sua battaglia più grande, quella contro la tentazione di allontanarsi dalla sofferenza. Gesù, da vero…

Tenersi pronti

Iniziamo l’Avvento, tempo di attesa e di desiderio, con l’invito stesso di Gesù ad essere vigili, attenti, pronti. Ma attenti a che cosa? Il discorso del Signore si riferisce alla fine della storia, al momento cosmico della parusìa, del suo ritorno definitivo, quando il male sarà definitivamente e per sempre messo a tacere, e ci sarà soltanto la realtà del Paradiso, della gioia e della felicità eterna nell’abbraccio con Dio. Ma facciamo un passo indietro. Gesù paragona questo momento ai tempi di Noè, quando, davanti al disastro ormai vicino, le persone vivevano come se niente fosse, ignare di tutto, perse in mille affanni e occupazioni, senza accorgersi di alcuni segni che indicavano il momento forte che si stava avvicinando. Solo Noè ascolta la sua coscienza e intende la voce di Dio e si mette a costruire quell’arca che sarà la sua salvezza.  Una volta Gesù aveva detto: quando tornerò, troverò la fede sulla terra? Il Signore in questi 2000 anni e più, ha fatto tutto per l’umanità, ha …

Dio che scioglie i nodi

Protagonista di questa vangelo è Giuseppe, lo sposo di Maria, al quale viene fatto un annuncio, in una modalità differente da quello fatto a Maria. Sarà nel sogno che un angelo andrà da lui per rivelargli il progetto di Dio. Ma cos’è accaduto a Giuseppe di tanto decisivo per cui Dio interviene parlandogli in sogno? Giuseppe è venuto a conoscenza della maternità di Maria. Lo Spirito Santo l’ha resa incinta di un bambino che sarà il Figlio di Dio, destinato ad essere grande. Davanti a questa comunicazione di Maria, Giuseppe resta inchiodato. La realtà bruscamente viene a destabilizzarlo. La vita che pensava di vivere in un attimo crolla miseramente. Tutto l’immaginario attorno a cui si era costruito viene meno. Non sposerà più la donna che ama, non avrà più una famiglia, non sarà benedetto come ogni ebreo che, nella vita familiare ricca di amore e di figli, vedeva la realizzazione concreta della benedizione di Dio. Messo davanti a un intervento di Dio tanto grande, Giuseppe ha paura. No…