sabato 27 febbraio 2021

Il tuo volto io cerco

 




Il vangelo della trasfigurazione ha una forza particolare. Ci assicura che anche se nella nostra esistenza esiste la prova, nella prova siamo sostenuti da lui e nella prova, anche l’ultima, quella della morte fisica, siamo liberati. Dunque tutto quanto di doloroso e faticoso possiamo sperimentare è destinato a sfociare in una esperienza di trasformazione. San Paolo dirà: le sofferenze del qui ed ora non sono paragonabili alla felicità che ci aspetta. Pietro, Giacomo e Giovanni vanno per noi sul monte e sul monte vedono l’aspetto di Gesù modificarsi. Il suo volto umano brilla di una luce intensa, fenomeno che non esiste in natura, e che nessuno potrebbe auto-prodursi. Fanno l’esperienza di essere accanto a Dio, di poter toccare Dio, di essere invasi dalla sua grazia, dal suo amore. Pietro è infatti così commosso che non sa cosa dire e cerca di trattenere il tempo, proponendo di costruire tre tende come per fermare quell’attimo di gioia intensa. Gesù, dopo questo segno, gli chiede invece di tornare alla vita quotidiana, e di non raccontare nulla fino alla sua risurrezione dai morti. Marco commenta scrivendo che loro “si chiedevano cosa volesse dire risorgere dai morti”. 

Noi non possiamo comprendere la vita della grazia finché non è il Signore che ce la dona, che ce la fa gustare. Non possiamo capire la logica del vangelo, e sentire compassione per tutto quanto esiste attorno a noi se non è Gesù che ci cambia il cuore. Crediamo di sapere ma sappiamo solo quello che fino a questo momento abbiamo acquisito nella vita. Ma la vita è molto altro ancora. Siamo ciechi finché il Signore non spacca il guscio del nostro limite e ci riversa dentro la sua vita. Gesù dopo essersi trasfigurato annuncia la sua morte, mentre vive la gioia parla del dolore e poi della risurrezione. Nella fine c’è un inizio, e quando qualcosa ricomincia, passerà per una prova, per poi rinascere ancora. 

I discepoli tornano a valle con il volto luminoso impresso nell’intimo. Ora sono pronti per vivere davvero, perché la vita non è più il luogo delle conquiste illusorie, dal momento che la conquista più grande, che è Gesù, ora è dentro di loro. 

Il nostro affidamento a Maria trova in questo volto luminoso e caldo del Signore il suo senso: ci affidiamo per incontrare più facilmente quel volto, ci affidiamo per custodire più profondamente quel volto, se lo abbiamo già incontrato. Maria ci aiuta a custodire questo tesoro dalle parti di noi che vorrebbero toglierci la fiducia, strapparci lo stupore dell'incontro. Lei ci aiuta a fare memoria, a mantenere caldo il legame con il Signore. Sul monte il Padre celeste ci chiede di ascoltare Gesù, e Maria ci dice "fate quello che Gesù vi dirà". Non c'è consolazione e forza maggiore di quella che viene quando siamo nella prova e abbiamo nella Parola di Dio una parola che ci sostiene, che ci conosce e sa dirci ciò che solo ci serve per fare un passo e poi un passo ancora. 

 

28 febbraio 2021

Mc 9,2-10
II Domenica di Quaresima

In quel tempo, 2Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

sabato 13 febbraio 2021

Risanati dentro

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Chi era il lebbroso all’epoca di Gesù e chi rappresenta oggi? A quell’epoca il lebbroso era un uomo non solo malato gravemente e contagioso e perciò solo, allontanato dalla gente, ma anche una persona che secondo l’idea distorta degli ebrei di allora era responsabile di grandi peccati per cui quella era la sua punizione da parte di Dio. Il lebbroso viveva in luoghi come caverne, senza affetti, contando solo sulla misericordia di qualche persona buona che gli lasciava del cibo tendendosi a debita distanza.

Il lebbroso può essere una parte di noi, quella parte ferita e ammalata che tante volte diventa causa di sofferenze perché non viene riconosciuta, elaborata e risanata. È quella parte che viene fuori in automatico, senza chiederci il permesso, e combina guai. Si tratta di reazioni violente, aggressive, oppure di tendenze al controllo, al dominio, o anche parti che sfiorano la psicosi, e portano a vittimismi, manie di persecuzione, convinzioni distorte come quelle di chi è convintissimo che dagli altri ci si possa aspettare solo male. Sono tante le patologie dell’anima.

Il lebbroso non poteva secondo le norme avvicinarsi a qualcuno. Questo lebbroso invece contraddice la norma e si accosta a Gesù. Il lebbroso sceglie in modo diverso da come gli era stato insegnato. Mette in discussione un certo modo di pensare e non si ritiene punito da Dio, non accetta questa immagine falsa di Dio. Ci insegna  perciò a non tenere lontana questa parte di noi come se fosse un lupo da cui scappare, ma a guardarla in faccia, chiamarla per nome e andare da Gesù, supplicarlo, aspettare il suo perdono, il suo aiuto.

Anche Gesù contravviene alla norma e lo tocca guarendolo. Gesù non ha altro desiderio che quello di risanarci, di venire a versare il balsamo della sua grazia sulle parti dolenti della nostra storia. La volontà di Gesù è chiara: «Lo voglio, sii purificato!». E il lebbroso si ritrovò guarito davvero. Poteva anche non toccarlo e risanralo comunque, ma Gesù risana mettendo proprio il dito nella nostra piaga. 

Al di là della tempistica, del fatto cioè che il lebbroso viene guarito all’istante, quello che conta è la dinamica di guarigione: qualunque nostra malattia interiore può essere risanata dalla grazia. Non ci sono casi impossibili! Per la logica del mondo, se commetti degli errori gravi sei marchiato. Per Dio non è così. Il suo amore, il suo perdono sono capaci di ridarci tutta la salute interiore. I tempi e i modi cambiano, le guarigioni richiedono cammini, tempi lunghi, perché occorre entrare in un altro modo di pensare. Al Signore interessa che impariamo a diventare uomini e donne di fede, non persone che sono state esaudite senza cambiare il cuore. E anche a noi fa bene soffrire la nostra trasformazione, perché abbiamo bisogno di umanizzare la nostra natura, di andare in profondità. Solo così potremo a nostra volta aiutare gli altri.

Maria a cui ci siamo affidati è stata una persona di interiorità. Ha saputo tenere nel cuore tutto quanto le capitava e ascoltava, permettendo alla vita di svilupparsi, e al progetto di Dio di germogliare, spuntare e poi lentamente prendere forma. Maria come madre della grazia ci accompagna ogni giorno affinché apriamo il cuore al Signore, ci fidiamo, e ci lasciamo curare e guarire.

 

                                           Vangelo

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

sabato 6 febbraio 2021

Ho cura di te

 

Gesù è presentato in questo vangelo domenicale come medico delle anime e dei corpi, come colui che guarisce, scaccia i demòni, restituisce la salute e la serenità interiore a chi è per vari motivi sofferente. Il primo gesto descritto è quello verso la suocera di Pietro. Gesù non fa in tempo ad entrare in casa che subito le parlano della donna, che giace ammalata, e lui va da lei, la prende per mano, e la fa rialzare. Alla sera, dice Marco, tantissime persone vanno davanti alla sua porta portando ammalati e persone bisognose di essere liberate da qualche forma di male. Anche loro guarisce. 

C’è tutto un mondo spirituale invisibile agli occhi ma che ha effetti sulle persone che ha bisogno di guarigione e di liberazione. Gesù è venuto e viene per questo. Non per altro. Quello che sorprende è vedere l’attenzione personale che il Signore ha e la totale disponibilità a risanare tutti senza distinzione. Questo fiume di misericordia è per tutti. Però ci sono alcuni verbi che ci fanno capire come raggiunge tutti. I discepoli gli parlano della suocera ammalata, e le folle che vanno da lui gli portano i propri cari ammalati. Dunque nulla può impedire l’azione risanante di Gesù tranne la nostra resistenza, il nostro cuore duro, la nostra libera scelta di non andare da lui. Non occorre una fede incrollabile, occorre l’umiltà di domandargli aiuto. Occorre la preghiera. Pregare infatti non è tanto dire delle cose, recitare formule, quanto parlare con lui, ascoltarlo, stare in colloquio e in dialogo con lui, vivre in relazione con lui. E soprattutto a lui affidare se stessi. 

E qui andiamo al cuore di questo brano. Marco ci dice che Gesù il mattino seguente “si alzò presto quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Da dove gli viene l’energia per guarire? Dalla sua relazione col Padre, dall’amore reciproco e dall’essere sempre in una unione perfetta d’intenti. Tutto questo ci assicura che sempre il Signore risponde al nostro portargli le situazioni che richiedono il suo intervento. Sempre prende a cuore le persone che gli chiediamo di aiutare, guarire, liberare. Il Signore c’è per loro. E dalla costanza nella preghiera, dalla nostra perseveranza verrà al momento opportuno la grazia sperata. Come lui agirà non lo sappiamo, sappiamo per certo però che sempre accoglie le nostre preghiere, i momenti in cui gli parliamo di qualcuno che è in difficoltà e la nostra fede è chiamata ad attendere il gesto con cui Gesù si accosterà al malato, lo prenderà per mano e lo rialzerà. 

Oggi il vangelo che è Parola di Dio ci provoca a credere alla potenza della preghiera di intercessione. Maria, che sempre guardiamo come nostro modello di credente, ha fatto proprio questo a Cana, ha portato a Gesù la situazione di povertà che si era presentata e poi ha atteso il momento in cui avrebbe agito, così come avrebbe voluto. “Tutti ti cercano!” dicono gli apostoli a Gesù quando lo ritrovano solo a pregare. Ed è così la dinamica spirituale dell’uomo: siamo orientati a cercare lui perché solo lui può guarire noi e le persone per cui preghiamo, solo lui è il Salvatore. E questa verità, lungi dal crearci problemi, è davvero la grande notizia che ci anima e ci risolleva qualunque sia la circostanza che stiamo attraversando.

 Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

domenica 24 gennaio 2021

Lasciare e trovare

 


Il vangelo di questa domenica è un lampo di luce, una forza di consolazione che ci rovescia e ci rianima. Gesù passa lungo le rive del mar di Galilea, passa lungo le rive dei nostri mari, delle nostre esistenze, e vede, e ci vede, e chiama a sé, e ci chiama a sé. Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni che erano pescatori, nel sentirsi chiamati da Gesù, lasciano tutto e vanno dietro a lui, lo seguono. Lasciano tutto, barche, lavoro, reti, attaccamenti, e subito lo seguono. 

Come fanno a lasciar subito tutto e ad andargli dietro? Guardiamo all’esperienza: quando accade questa cosa qua? Questa dinamica interna che ci fa mollare tutto, ma proprio tutto quello a cui siamo abituati e ci spinge a ricostruirci su basi nuove? È l’esperienza dell’amore che passa attraverso il perdono, la riconciliazione di tutte le nostre fratture e spaccature. Attraverso Isaia, Dio dice: mi conoscerete quando aprirò i vostri sepolcri e vi risusciterò, o popolo io, quando metterò in voi il mio spirito e rivivrete. Ecco il punto! Cristiani si diventa quando si esce dal sepolcro delle proprie amarezze esistenziali, dei propri mali e delle proprie prigioni e quando se ne esce non è perché si è stati bravi ma perché si è cercato il Signore e lui ha ascoltato il nostro grido. La bellezza di questa chiamata dei primi apostoli sta nel mostrarci oggi la dinamica di base della nostra rinascita: rinasciamo quando Cristo ci tira fuori della nostre tombe, dai nostri luoghi bui. 

Possono essere delusioni, amarezze, dolori, ferite, fallimenti, qualunque cosa abbiamo sofferto e che abbiamo fatto diventare troppo determinante per la nostra vita. Cristo ci libera. Allora oggi la sua voce ci chiama a questa intimità d’amore e di perdono. Gesù passa, passa sempre. Questa è la buona notizia, questo è il vangelo che ci salva, questa è la certezza, che lui è vicino per salvarci. Sempre. 
Affidarci a Maria allora significa fare come lei: alla chiamata dare il nostro sì pieno, il nostro pieno abbandono a lui, senza voler risolvere, senza voler controllare, senza pretendere risultati immediati. Nell’abbandono a lui troveremo le risposte storiche alle nostre profonde domande. 

Vangelo

Convertitevi e credete al Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore

 

sabato 16 gennaio 2021

Cercami e mi troverai

 

“Che cosa cercate?”. Gesù chiede questo ai due discepoli quando si accorge che lo stanno seguendo. E chiede questo anche a noi. Che cosa cercate? Che cosa stai cercando? La risposta dei due discepoli è: “maestro, dove dimori?”. E Gesù dice: “venite e vedrete”. Cerchiamo la tua dimora, cerchiamo in realtà la nostra vera dimora. Cos’è la dimora? È il cuore di Dio. È il luogo in cui siamo accolti e amati per sempre. La cosa più necessaria per la nostra esistenza è incontrare Gesù. Incontrato lui, la vita è risolta. Non si cerca più nulla. Si comprende allora che questa vita è transitoria, passeggera. 

E comincia la fase della vita caratterizzata da impegno, servizio, dedizione, nella ricerca di ciò che piace al Signore. E ciò che piace al Signore è che tutti possano incontrarlo e così trovare pace in lui, trovare la propria casa per sempre. Uno dei due discepoli che seguono Gesù è Andrea, fratello di Simone. Va subito a dirgli che ha trovato in Gesù la sua ragione di vita. Pietro allora vuole conoscere Gesù e quando incrocia il suo volto sente dirsi: “Tu da questo momento ti chiamerai Pietro”. Dare il nome è attribuire una identità a una persona, e Simone trova se stesso, il vero se stesso quando incontra Gesù. 

Questa dinamica di vita sembra così semplice… e in realtà lo è. Eppure lo Spirito Santo trova tanti ostacoli nei cuori in cui bussa. Tante persone stanno male ma non vogliono mettersi nella scia che li porterebbe gradualmente alla guarigione, come hanno fatto invece i discepoli. Che quando hanno sentito il cuore volgersi verso Gesù, si sono letteralmente fiondati dietro di lui. Quante resistenze nelle persone, quante diffidenze, e tutte dovute alla caparbietà di restare identificati con la propria storia! “Ho sofferto, sono stato tradito, non mi fido. Non voglio fidarmi, non ce la faccio”. 

Affidarci a Maria è una preziosa possibilità che Dio ci dà per farci aiutare se sperimentiamo queste durezze. Maria ci aiuta a cedere, a fidarci, ad ascoltare il S
ignore e a fare quello che lui ci dice. È tanto semplice la via della fiducia. Questa domenica vogliamo chiedere agli apostoli che quel giorno hanno seguito Gesù spinti dal desiderio del cuore, di intercedere per noi e l’umanità l’apertura del cuore, in particolare per quelle perone che fanno più fatica a lasciarsi amare.

 

17 gennaio 2021

Gv 1,35-42
II Domenica nell’anno


In quel tempo, 35Giovanni stava con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

 

sabato 9 gennaio 2021

Salvati dallo Spirito

 

Battesimo di Gesù, ovvero immersione del Signore nella nostra limitata umanità, non per lasciarci come eravamo ma per rinnovarci per sempre. In genere quando pensiamo al ricominciare, al rinnovare qualcosa, pensiamo a come modificare l’apparato esterno. Mettiamo mano ad alcuni elementi, facciamo dei cambiamenti, e le cose sembrano nuove. Con il nostro spirito, col nostro cuore, non funziona così. Più ci accaniamo sull’esterno, su quello che possiamo fare noi, sulle nostre iniziative, più restiamo appiattiti e scontenti interiormente. Non soddisfatti, non pacificati. Come allora raggiungere la salvezza? 

Gesù risalendo dalle acque del fiume vede squarciarsi i cieli e discendere lo Spirito Santo su di sé, e sente la voce del Padre che dice: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Il come della salvezza ce lo spiega e lo realizza Gesù. Ha a che fare con la ricezione, con il saper ricevere, con il farsi spazio accogliente. Deve squarciarsi la corazza del nostro cuore indurito nelle abitudini e nel solito modo di vedere e percepire le cose affinché in questi solchi interiori possa scendere l’abbondanza della consolazione della grazia. Occorre lasciare vie che riteniamo vere per incamminarci su strade differenti, dando al Signore la possibilità di parlarci. A volte, nel non voler scendere nel fiume e riconoscere ciò che non va bene in noi e che occorre offrire a Gesù perché lo guarisca, per l’ostinazione di non voler abbandonare la vecchia maniera di pensare e vivere, impediamo allo Spirito di entrare in noi. Non ci esponiamo, non ci rendiamo vulnerabili, ossia non ci lasciamo ferire e aprire il cuore e non permettiamo allo Spirito Consolatore di venire a risanarci. 

Con Maria questa domenica vogliamo chiedere allo Spirito Santo Consolatore che ci apra il cuore affinché possiamo ascoltare la voce di Dio che ci sussurra che siamo figli amati e che nostro Padre penserà a tutto, molto meglio di noi, se a lui offriamo ciò che siamo, abbiamo, amiamo e speriamo.

COME PREGARE IL VANGELO

Chiudo gli occhi e mi connetto con Gesù. Sento il suo sguardo su di me e mi apro a lui. Leggo e rileggo la pagina scelta. Mi fermo dove sento che una Parola proprio ora ha qualcosa da dire al mio cuore e alla mia vita. Mi fermo e sosto. La ripeto e parlo con Gesù di quello che sento e penso. Gli chiedo ciò che voglio e sono aperto a ciò che vorrà donarmi lui. Lo ringrazio ed esco lentamente dal dialogo. Durante la giornata verifico come questa Parola continua a parlarmi e guidarmi, e a instillarmi nuove ispirazioni.

                                                          10 gennaio 2021

Vangelo di Marco 1,7-11
Battesimo del Signore
In quel tempo, Giovanni proclamava7: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». 9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

sabato 2 gennaio 2021

Attraversati dalla luce


Con parole ineffabili Giovanni tenta di dare voce al mistero di Gesù che è venuto ad abitare in mezzo a noi e come luce ci ha dato il potere di unirci alla sua luce e così sconfiggere ogni tenebra. È strano, ma tutto quello che il Signore fa nel venire a noi è niente altro che vita, luce, liberazione dai lacci che ci affliggono, dalle pesantezze interiori che rendono grigi i nostri giorni. 

Viene con il cuore ricolmo di gioiosa dolcezza e tantissima speranza che noi lo accogliamo, come un padre o una madre che rientrando a casa sogna di vedersi correre incontro i suoi figli a braccia aperte. Giovanni ci dice che molti invece preferiscono girarsi dall’altra parte, e rinunciare a questa possibilità. Abbiamo davanti agli occhi tanti segni, tanti miracoli piccoli o grandi che ci parlano dell’amore di Dio, della sua presenza. Eppure se non scatta nel cuore dell’uomo quell’atto di umiltà per cui si riconosce incapace di farcela da solo e tende le mani, nulla cambia. La grazia non forza la natura. Attende il giorno del sì. 

Come ci fa bene in questo tempo di Natale rimanere davanti alla scena della natività, del presepe, e sentirne tutto il profumo. Da dove viene questa luce calda che accarezza e consola? Da due persone, Maria e Giuseppe, che hanno fatto spazio a questa carne divina e si sono lasciati cambiare i piani da Dio. Quanto siamo affezionati ai nostri schemi collaudati? Gesù viene per te, per me. Se siamo sinceri la luce la sentiamo, le percepiamo, ne sentiamo il profumo, il richiamo segreto. Gesù volentieri si dona a noi. Spetta solo a noi aprire il cuore. Il Signore ci dà un potere enorme: diventare figli di Dio. Che significa essere uniti a lui, e sentirne i benefici anche nel corpo. La persona tutta intera, attraversata dalla grazia, acquista luce, serenità, l’intima certezza di appartenere a Dio, di essere nelle sue mani. La grazia accolta nella nostra carne armonizza tutto quello che c’è dentro di noi: pensieri, emozioni, sensazioni, desideri. Tutto è ripreso, riplasmato e orientato verso la luce, e così la persona si tiene in mano, sa chi è e perché vive. Questo vangelo della seconda domenica dopo Natale ci parla di esperienza da fare e stimola alla concretezza: poiché Dio si è fatto carne, cosa della mia carne ancora trattengo? Possa Maria, che non ha trattenuto nulla, insegnarci la via dell’abbandono e della fiducia.

 3 gennaio 2021


Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-5.9-14)
II Domenica di Natale

1 In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
9Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

La Via della felicità