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“A” come affidare

“A” come affidare: parola calda e accogliente che significa dare con fiducia qualcosa a qualcuno perché se ne prenda cura. “A” come affidamento: donarsi a Maria nel desiderio che si prenda cura della nostra vita, che vegli col suo sguardo attento, su di noi, sempre. Il gesto più umano che ci sia, sintetizzato nell’immagine materna che stende le braccia per accogliere suo figlio. Per esperienza non c’è nulla di più consolante che pensarsi nell’abbraccio della propria madre. Affidare comporta uno spostamento verso l’altro, a cui appunto ci si dona, sapendo di essere custoditi. Non più un tu e un io, ma un noi, riscaldato dall’amore. È questa fiducia il fondamento della capacità di fare della propria vita un dono, entrando nella logica nuova e liberante dell’amore evangelico. Questa è la fiducia che san Massimiliano Kolbe ha respirato fin dalla fanciullezza e che gli permesso di bruciare le tappe dell’amore passando di affidamento in affidamento in una corsa segnata dall’amore senza limiti.

Il primo ad affidarsi è stato Dio

Nel suo ricco documento sulla Madre di Dio, (Madre del Redentore) san Giovanni Paolo II dà avvio al suo pensiero riproponendo i versetti della Lettera ai Galati di san Paolo: «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). Per gli studiosi qui c’è il discorso teologico su Maria in germe. Prima ancora che ne scrivessero gli evangelisti, Paolo, nella sua grandiosa sobrietà, apre agli occhi stupiti del nostro cuore l’immagine di un Dio amoroso che nella sua umiltà ha scelto di perdersi per noi, per risollevarci e lo ha fatto nascendo come noi, nel grembo di una mamma. Il primo ad affidarsi a Maria è stato Dio!

Sfidati alla fiducia

Ernest Hemingway ha scritto che «il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia». Interessante proposta per chi, magari, sente la fatica di aprirsi al discorso di fede. Senza troppe complicazioni, Maria si offre a ciascuno di noi come Madre, è disponibile ad accoglierci e non chiede che un piccolo gesto, semplicissimo. Accettare la sfida di provarci. Si può iniziare a prendere la Medaglia miracolosa, portarla con sé e pregare ogni giorno la preghiera che lei stessa ci ha insegnato: “O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!”. Sarà poi lei stessa a suggerire nuove vie e nuove risposte. Come Gesù è nato da “donna” al tempo stabilito, così accadrà al nostro sì a Maria, che diverrà pieno e sincero a suo tempo e sarà in grado di produrre tanta vita quanta è la grazia che lei dona a chi le apre almeno un poco il suo cuore. 

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